Visualizzazione post con etichetta Disegni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Disegni. Mostra tutti i post

venerdì 19 aprile 2013

Edificio 17A - Non si uccidono così anche i malati?



Disegno di Gianni Allegra



Dovrei fare una vita tranquilla. Riposarmi. Cercare di distrarmi. Invece ogni giorno c'è qualcosa che devo fare in quanto malato. Girare per uffici a sbrigare pratiche burocratiche. Andare in un ambulatori di analisi cliniche per fare degli esami. Ritornare nell'Edificio 17A per richiedere la cartella clinica. Fare un consulto con l'oncologo che mi manda per ulteriore approfondimento dall'ematologo. Chiedere di anticipare la visita di controllo. Ritornare alla ASL per far correggere la richieste dei sacchetti per la colonstomia, hanno sbagliato a fare i conti e il farmacista mi ha chiesto di farli rifare. Arrivare a casa distrutto come se avessi fatto una maratona. Incapace anche di controllare quasi i movimenti del corpo.
Da lunedì si ricomincia. 



giovedì 18 aprile 2013

Edificio 17A - Gioia e burocrazia

Disegno di Vime





Pino, mio fratello, mi ha portato in giro tutta la giornata. Siamo andati a trovare Ciccio, ancora ricoverato in Chirurgia Oncologica, felicissimo di vedermi. Ci siamo abbracciati. Lui, così magro, mi faceva ancora più tenerezza. Abbiamo parlato tenendoci per mano. I suoi grandi occhi erano sorridenti e alle volte si inumidivano per la commozione. Mi ha fatto trovare una caciotta di caciocavallo fresco prodotta a Godrano. Ho incontrato anche Caterina con la quale ci siamo abbracciati a lungo, come vecchi amici che si rivedono dopo molti anni. Ho incontrato anche la caposala Rosi. Ha gradito molto i miei ringraziamenti.
Poi, Pino mi ha detto “Andiamo dalla zia Nunzia”. Io pensavo a una nostra vecchia zia. Invece era Da zia Nunzia, una trattoria. Per la prima volta ho mangiato da solo con mio fratello. Abbiamo chiacchierato e mangiato una pasta con vongole e cozze molto buona, accompagnata da un vinello bianco e fresco. Guardo Pino con uno sguardo diverso. Uno dei tanti cambiamenti. Lo guardo e invidio la sua forza.
Il giro è continuato alla Asl. Per esenzione ticket e altre pratiche che si fanno di solito nei casi come il mio. Mi sono messo a parlare con una signora che era lì per il padre: rottura del femore. La cosa strana è che mentre prima erano gli altri a rivolgermi la parola, adesso sono io a rompere il ghiaccio. Ho bevuto due bottigliette di acqua da mezzo litro. E' vero che in questo periodo bevo molto più del solito, ma penso abbia aiutato anche la pasta. Sbrigato tutto, ci siamo diretti verso il mio medico di base.
Ritirate diverse ricette e moduli. Infine, Pino mi ha riportato indietro. Arrivato a casa mi sentivo un rottame. Tutta una giornata passata fuori. Mi ha stancato moltissimo. Ma la rifarei tutta.

mercoledì 17 aprile 2013

Edificio 17A - Il centurione



Foto di S.Ade


Giovanni l'ho conosciuto tempo fa alla Taverna Azzurra. Una delle tante persone alla quale ho fatto una foto di nascosto per poi trattarla con un programma di fotoritocco. Sì, proprio quello che per primo vi è venuto in mente. Lui dice che siamo coetanei, ma ha tre anni meno di me. Un uomo che trovo affascinante. Saltuariamente fa il muratore o altri piccoli lavori. Ha lavorato anche con il pittore Croce Taravella, quando questi faceva delle installazioni. Staziona spesso davanti la taverna, seduto su una cassetta vuota della Forst. Da quando gli ho fatto la foto ogni tanto scambiamo qualche battuta. Una persona all'apparenza rude, in realtà dolce e sensibile. Oggi, durante un giro per la spesa in Vucciria, l'ho visto come al solito davanti la taverna. Mi sono avvicinato. Mi sono fatto coraggio e gli ho chiesto se potevo baciarlo. Non alla francese come avrei voluto. Ma castissimi baci sulle guance.
A bello cuore” mi ha risposto.
Mi ha detto che aveva notato la mia lunga assenza. Gli ho chiesto di sorridere quando gli ho detto del tumore. Non ha resistito, per un attimo ha fatto la faccia triste. Poi ha sfoggiato il suo bel sorriso.
I guerieri come me non sopportano distribuire tristezza. Ci siamo baciati un'altra volta. E mi ha chiesto di farmi vedere ancora in giro per il mercato.

martedì 16 aprile 2013

Edificio 17A - La prima doccia


Disegno di Riccardo Rizzo
Nelle condizioni in cui sono, una doccia è una fatica enorme. Da solo non ci sarei riuscito. Filippo mi aiuta amorevolmente. Dobbiamo imparare non solo a pulirmi, ma stare attenti ai vari tubicini che mi permettono di eliminare le urine. Ho lavato per bene con acqua e sapone il mio fiore rosso. Messo completamente a nudo. Rosso e morbido, accettava il trattamento. Quando l'ho risciacquato sembrava lo stessi innafiando. Poi, finito il lavaggio, mi sono asciugato e ho applicato la placchetta che sostiene il sacchetto per le feci. Ho cambiato anche gli altri due sacchetti per l'urina. Con qualche difficoltà per quello della nefrostomia. Essendo nuovi a questo ci sono stati piccoli intoppi. Alla fine, io e Filippo eravamo esausti. Credo che abbiamo superato abbastanza bene questa prima prova. Stanchissimi ma soddisfatti.

mercoledì 10 aprile 2013

Edificio 17A – Santi, santini e sanità



                            Disegno di Elena Ferrara


Nella sala d'attesa del reparto c'è un supporto di marmo in cima al quale c'è un busto di bronzo. Non è un luminare della sanità. E' uno degli omaggi che i fedeli vanno seminando ovunque, anche nei luoghi pubblici. Padre Pio. Al suo posto preferirei Bakunin o Szymbosca. Ma non credo mi farebbero posare il busto.
Dal collo del frate pendono due ex-voto e diversi rosari. Come in un altarino qui e là sono esposti dei santini. Madonna, San Giuseppe, Santa Rosalia. Un Gesù dal cui cuore escono dei raggi luminosi. Altri santi che non riconosco. Un insieme il cui posto più corretto non è proprio qui. Il santino di Santa Rosalia è pubblicità di un servizio di ambulanze privato che usa il nome della patrona di Palermo. Un'altra ditta ha i biglietti da visita con Santa Rita. Fede, speranza e pubblicità.

martedì 9 aprile 2013

Edificio 17A – Il leone


Disegno di Mauro Padovani




Giuseppe era qui quando sono arrivato. Un omone simpatico. Da me chiamato il leone. Operato, è già uscito. Scherzava tutto il giorno con tutti. Parlava di pranzi pantagruelici e di enormi bevute che avvenivano nel reparto. Naturalmente tutto puro desiderio. Il massimo reale che si poteva concedere era la pasta con il pomodoro portata dalla moglie. Lo incontro nella sala d'attesa in una delle mie tante passeggiate.
Lui è venuto a farsi togliere i punti. Ultimo legame con Chirugia Oncologica. La sua storia clinica è conclusa. Ora è vestito con giacca e cravatta, da civile.
E su di me non hai scritto nulla?”
Gli prometto che parlerò anche di lui. E questa è una promessa mantenuta.



Edificio 17A – La nuvola nera.


                                              Disegno di Emiliano Santalucia

Ci sono giorni bui. Senza un motivo scatenante. Così. Guardo fuori dalla finestra. Guardo il cielo. E piango. Una maledetta nuvola nera mi avvolge. E piango. Vorrei nasconderlo a tutti. Allora litigo per la carta che manca in bagno. O per la mozzarella presentatami per due giorni consecutivi. Per quanto forte mi faccia, alle volte cedo a questa nuvola nera. Ma la strada da percorrere deve essere un'altra. Pino si accorge che non sono come al solito. Mi cerca con i suoi occhi bruni. China leggermente il capo e mi chiede affettuosamente: “Toti. Chi c'è?”.
Il lungo tenero abbraccio con Filippo.
Tori Amos, nelle cuffiette mi sussurra “Can't stop loving”. Forse, dico io “all this”.
Non posso smettere di amare tutto questo

Can't stop what's coming
Can't stop what is on it's way
...
Can't stop loving
Can't stop what is on its way

sabato 6 aprile 2013

Edificio 17A - Mondo nuovo



Disegno di Leo Ortolani



Qui tutto è diverso. Incontri le persone e ti sorridono. Mai visti prima, magari. Ma il sorriso fiorisce spontaneo. Abbiamo più rispetto fra di noi. Quasi a riconoscere nell'altro parte di se. Siamo diventati gentili. Anche se solo in questo ambito così ristretto... succede questo. Ti lasci andare a fantasticare un mondo nuovo. Dove i comportamenti positivi sono innati. Ma lo stesso che pochi secondi prima ti aveva sorriso e offerto il caffè, perché non trovavi monetine, appena fuori salito in macchina rivolto ad un altro autista gli urla "Crastu, ca un mi rasti a precedenza, in testa ti sparassi".

giovedì 4 aprile 2013

Edificio 17A - Unico credo






Disegno di Filippo Messina


- Buonasera fratelli.
Suona falso, questo saluto. Lui vestito tutto di nero. Occhiali da sole scuri. Pelato.
Qualsiasi cosa dica suona ipocrita. Non è un prete. Non è venuto a convertire. Porta sostegno morale ai malati. Il suo sostegno morale ai malati è recitare il rosario nel corridoio. Dopo che sono stati cacciati via parenti e amici dei ricoverati. Lui attacca con la sua voce impostata... ghegheghè. Sgrana le sue avemaria con la stessa dose di noia che ci porta a scaccolarci. Alcuni si affacciano alla porta della stanza e partecipano alla preghiera. Gli altri devono subire.
Non voglio giudicare il credo, ma l'invasione e la mancanza di rispetto per gli altri.
Alla fine. Ha anche la canzoncina dedicata alla Madonna.
Il suo «Buonasera fratelli,» prima di andarsene sembra pronunciato da uno jettatore di professione.


domenica 31 marzo 2013

Edificio 17A - Colonia estiva

Disegno di Giuseppe Lo Bocchiaro



Da piccolo i miei mi mandavano in una colonia estiva. I posti spesso cambiavano. Altavilla Milicia, Val d'Erice, San Vito lo Capo. Le mie sensazioni erano sempre le stesse. Essere abbandonato per tre mesi. Anche per gli altri bambini la colonia estiva era un piccolo trauma. Sradicati dalla famiglia. Obbligati a condividere la propria vita insieme a degli emeriti sconosciuti. Immersi in un sistema da caserma.
Noi, teneri, sognavamo la fuga. Facevamo piani per evadere. Senza sapere che non avevamo dove andare.
Il mio soggiorno nell'Edificio 17A somiglia molto alla condizione della colonia estiva.
Ma questa volta non sogno evasioni rocambolesche. Aspetto che siano loro a cacciarmi via.


sabato 30 marzo 2013

Edificio 17A - Il nome che non si dice

Disegno di Giuseppe Lo Bocchiaro



Passeggio lungo il corridoio del reparto di Chirurgia Oncologica. Incontro il chirurgo che mi dice che per il malessere di cui soffro devo fare una rettoscopia.
Il malessere. Il suo stato. La malattia. Tutto pur di non dire un semplice nome. Che dovrebbe essere comune in questo reparto.
- Dottore, il mio malessere è un tumore. Perché non usare questo termine?
- Solo con questo esame gli daremo un nome.
Cattiva bugia. Che non inganna nessuno