venerdì 2 agosto 2013

Edificio 17A – Lettera a Luca


Non puoi mollarmi, perché ti devo ancora dei soldi.
Sono orgoglioso che tu mi legga. Io continuo perché, mettere insieme queste lettere, organizzarle, dare loro un senso, non solo per me, raccontare... presente e passato... mischiando le cose. Che poi sono la mia vita. Ecco, tutto questo mi serve. Mi serve come tutte le pillole che ingoio. Parte integrante della terapia. Scrivere. Non credevo potesse essere possibile. Invece è vero. Sto cazzo di scrivere e raccontare che ti prende.
Ma volevi sapere di questo? Non credo.
Come sto? Oggi benissimo. Doccia mattutina. Tutte le piccole seccature di cambio di sacchetto, svuotare il sacchetto, e via di questo passo. Fino al respiro profondo, quando ho finito tutto il lavoro. Oggi festeggio il terzo giorno senza febbre. Per me grande risultato, grazie al cambiamento di terapia contro l'infezione urinaria. Per il resto la situazione rimane in stallo. La cura non è iniziata per mancanza di globuli bianchi.
Ma volevi sapere di questo? Non credo.
Inizi parlandomi di posti bellissimi dove sei stato e dove andrai. Io non faccio programmi. Nel senso che non posso farne. Scrivevo l'altro giorno sui viaggi che avrei voluto fare. Quelli che diventano i sogni nel cassetto. Che poi quando tiri fuori sanno di muffa. Ed è finita lì.
Ma volevi sapere di questo? Non credo.
Qui nella mia stanza non fa molto caldo. Ogni tanto accendo il condizionatore, ma per poco. Preferisco la finestra aperta anche se con un po' di caldo in più. Mi da più luce e aria. Poi mi serve, per affacciarmi e fumare. Ci sarebbe il luogo deputato, ma preferisco affacciarmi, fumare e guardare il panorama. Quando lo dico tutti fanno le smorfie. Il mio panorama dà sull'obitorio e poco più in la si vede il cimitero. Per me sono ormai una vista normale. Poi l'obitorio con il via vai di persone mi incuriosisce, alle volte cerco di inventarmi le storie dietro ognuna di queste persone che vanno e vengono. Dicono che sto dando di testa.
Ma veramente volevi sapere di questo?
So che ci sei, altrimenti avrei sbagliato i miei conti. E questa volta non centrano i soldi.
Un abbraccio


3 commenti:

piergiorgio di cara ha detto...

Frequento la scrittura da molti anni ormai. Ho iniziato come molti, intorno ai quindici anni, la ragazza che pensi sia La-Ragazza-Della-Vita ti molla e così ecco che cerchi e trovi un rifugio: la scrittura. All'inizio è una posa malinconica, scrivi tormentato dall'amore, e pensi "se solo mi vedesse! Tutto sarebbe diverso, capirebbe". Invece lei non ti vede né vuole farlo. Non resta nulla, se non quell'angolo di beatitudine che è la scrittura. Il tempo passa, inesorabile come solo il tempo sa e può fare, le ragazze vengono ma soprattutto vanno, però lei rimane lì, accanto a te, vestita di bianco che attende solo di essere sporcata dalla tua grafia incerta. E alla fine ti rendi conto che non puoi più farne a meno. Cominci a pensare di farla diventare una roba seria, e passi alla olivetti di papà, e già ti senti scrittore, un po' Hemingway e un po' Kerouac che in fondo l'emozione è la stessa che tu sia un analfabeta o un genio della narrativa. La scrittura non ha pretese, non chiede nulla in cambio e da molto in cambio dell'attenzione che le presti. Per chi come noi ha "conosciuto" il computer che era già grande il piacere della scrittura si è amplificato. Puoi scrivere, correggere, tagliare e incollare senza sbavature lasciando il foglio pulito e ordinato. Certo. E' vero. Ma è vero anche che gran parte del processo creativo che fai nello scrivere, così, lo perdi. A meno che tu non sia un maniaco che salva ogni singola versione del suo scritto, perdi un sacco di roba. Resta solo il distillato, che di norma è la parte migliore, ma non è tutto, è solo una parte. Per fortuna, però, la cosa più importante non ti abbandona e cioè il semplice piacere dello scrivere. Mi viene da pensare che sia quella la parte migliore: il mosto da cui discende la grappa della scrittura.

Salvatore Adelfio ha detto...

Che poi il bello è scrivere e perdervisi. Tutto il resto, cosa ne sarà, cosa diventerà importa poco. Una volta ad un mio amico che cantava feci notare notare che era stonato. Lui mi disse che quando cantava, anche se stonato, la sua gioia era grandissima.

Salvatore Adelfio ha detto...

Che poi il bello è scrivere e perdervisi. Tutto il resto, cosa ne sarà, cosa diventerà importa poco. Una volta ad un mio amico che cantava feci notare notare che era stonato. Lui mi disse che quando cantava, anche se stonato, la sua gioia era grandissima.