sabato 10 agosto 2013

Edificio 17A – Autoanalisi


Fra i tanti piccoli fissi impegni quotidiani restano spesso grandi buchi di tempo da riempire. La maggior parte lo passo al computer. Lo uso non solo per facebook, che per me è diventata la finestra sul mondo esterno. Ci scrivo, ci gioco, e lo uso anche come diffusore musicale. L'audio non è granché ma ci accontentiamo. Ma resta ancora tempo. Alle volte mi prende la nausea stare davanti al computer e mi affaccio alla finestra. Fumo e osservo il panorama. Alle volte invece mi vado a sedere sulla scala d'emergenza. La vista è più ampia e come diciamo noi mi sento grapiri a tavula du petto. In questi momenti la mente sfila i pensieri. Come per i cioccolattini di Forrest Gump, non sai mai quale verrà fuori. Ci rifletto e analizzo questi pensieri. Scanso sempre l'autocommiserazione. Le lacrime me le concedo, ma non per piangermi addosso. Commozione o gioia. Rifletto sul mio modo di pormi all'esterno. Come ero in passato e come sono cambiato. E qualcosa si smuove. Viene fuori quello che magari è antipatico sentirsi dire. Ho sempre sostenuto di avere difficoltà a entrare subito in comunicazione con gli estranei. Fare il primo passo. Dire le frasi banali per rompere il ghiaccio. Davo per scontato cose che per gli altri non lo erano. Aspettare che le altre persone bussassero al mio cuore. Il tipo di lavoro svolto ha attenuato un poco questo lato, ma non nego che qualche volta facevo sforzi. Ma era lavoro e dovevo sorridere e cercare di conquistare il cliente. Nella vita extra lavorativa diventavo musone e sempre con la faccia da incazzato. Possiamo chiamare questo un comportamento arrogante? Sì, direi di sì. No? Mancanza di umiltà? Forse, va meglio?
Insomma, ci siamo vicini. Le frasi comuni e banali non sono più bandite. Non sono meglio dell'altro, e non ho argomenti più interessanti da offrire. Che il tempo in pieno agosto sia afoso, non mi fa più schifo commentarlo. Se questo mi mette in comunicazione con un'altra persona. 



Foto di Piero Oliveri

3 commenti:

Chiara Mazzola ha detto...

Oggi si respira un po' di più... :)

piergiorgio di cara ha detto...

Il problema più grande sono Le Cose Da Dire. Per esempio io non ho cose da dire ai genitori degli amichetti dei miei figli alle feste dei loro figli. Per lo più resto in silenzio, in disparte, provando a creare il vuoto attorno a me e divenire assolutamente anonimo. E' difficile, perché sono alto un metro e ottantacinque e peso cento chili, sono pelato e mi muovo con la pesantezza del rugbista, hai presente no quelli che giocano in mischia e sembrano degli armadi quattro stagioni? Ecco, io sono uno di quelli. Quando entro in una stanza si vede e si sente. Però di norma riesco a isolarmi, limito il mio contatto col mondo a "ciao che si dice", poi basta. L'altra volta parlavo con una mamma, giusto poche parole eh, e le dicevo che da ragazzo, ai tempi dell'università facevo l'animatore di feste per bambini. L'ho fatto per anni, posso dire di essere stato uno dei primi in assoluto. Facevo coppia con un'amica, lavoravamo per Le Mans, quelli più grandicelli se lo ricorderanno certamente, un grande negozio di giocattoli e modellismo vicino Villa Sperlinga. Mi vestivo da Topolino, Spazzacamino, Bianconiglio e compagnia bella. Quella mi guarda e fa "Davvero?! Non l'avrei mai detto!". "Perché" le chiedo, "Non parli mai...", dice. Già non parlo mai. Che poi non è vero, io sono un chiacchierone. Quando ho cose da dire. Solo che non sempre ho cose da dire. Ecco qual è il problema, Le Cose Da Dire...

Salvatore Adelfio ha detto...

Le cose da dire. Il problema non sono le cose da dire. E' iniziare. Il classico ghiaccio da rompere. Io ho capito che si può iniziare dalle pure banalità e poi pasare, saggiando l'interlocutore, ad altro. Facile a dirsi in pratica il primo io ho difficoltà con il ghiaccio. Ho riso, scus, a pensadoti vestito da bianconiglio. Pagherei per vederti calato in quei panni. Naturalmente ricordo Le Mans, e Carlo con il quale abbiamo fatto anche delle cose insieme. Inutile dirti che i tuoi commenti sono davvero belli.