giovedì 1 agosto 2013

Edificio 17A – Riprendere il cammino



Parlare di fede mi imbarazza. Forse perché è una cosa molto intima. Tocca la parte più profonda di me. Ma sento che la cosa la devo esternare. Ho praticato buddismo per diversi anni. Credo cinque o sei. Nichiren mi si svelò attraverso Giuseppe Atanasio, cliente dell'allora appena nato Altroquando. Timidamente, e - non lo nego - con paure e dubbi, mi sono avvicinato alla pratica abbracciando Nam myoho renge kyo.
Per diversi motivi, che adesso sembrano chiariti, mi allontanai dalla pratica restituendo anche il Gohonzon, l'oggetto di culto davanti al quale si prega.
Nam myoho renge kyo, comunque, continuava a risuonare dentro la mia testa. Sì, alle volte lo usavo. In alcuni momento era come se risalisse dal plesso solare fino alle labbra. Ed io alle volte lo sussurravo. Poi, finalmente, capisco che praticare vuol dire essere in viaggio verso quello consideriamo il massimo. Chi pratica è un pellegrino in cerca della propria buddità. Ma ancora fallace.
Poi l'avvento del tumore. Questa malattia che ha sconvolto non solo il corpo, naturalmente. L'altra parte della medaglia, la testa, ha reagito a modo suo. Sono cambiate diverse cose. Punti di vista adesso differenti, forse alla ricerca dell'essenziale.
Il dolore, intanto, chiede aiuto. Non sempre le medicine bastano da sole. Un notte, in ospedale, il catetere causava dolore e bruciori insopportabili. Non sapevo che fare oltre a lamentarmi. Mi misi a recitare Nam myoho renge kyo. Seduto in una sedia lungo il corridoi del reparto. Riempiendo la mia testa. Dimenticando il dolore.
Prima dei due interventi subiti mi addormentavo con l'anestesia e recitando Nam myoho renge kyo. Ricominciai così, timidamente, la pratica. Valeria, un'amica che ha iniziato da poco a praticare, mi ha fatto avere il libretto di Gongyo, la preghiera che recitiamo due volte al giorno. Iniziai così, fissando un punto sul muro, la pratica quotidiana. Ad Aprile, in piena primavera.
Il passo successivo è stato, dopo giorni di riflessioni, vedere se potevo riavere il Gohonzon. Patrizia, che pratica da moltissimo, alla quale mi sono rivolto, mi ha dato la notizia. Tutto era possibile. Con grande sorpresa scopro che, addirittura, il mio è conservato a Roma. Quanto prima, mi hanno promesso, lo riavrò indietro. Intanto me ne hanno portato uno “in prestito”. Ieri si sono presentati Patrizia insieme a Sandro e il Gohonzon.
L'apertura della pergamena, per me, è stata una cosa emozionante. Non credo di poterlo spiegare bene. Era come riguardarsi negli occhi con una vecchia conoscenza. Disponibili entrambi a tutti i chiarimenti necessari dopo questa lunga separazione.


Ricomincio da qui il mio cammino.

2 commenti:

piergiorgio di cara ha detto...

è strano è la prima volta che mi affaccio al tuo blog e la prima cosa che leggo è legata alla pratica, al daimoku. è strano perché io stesso, un tempo che mi sembra lontanissimo, praticavo. smisi perché non capivo cosa significassero quelle parole lì e nessuno, allora, sapeva spiegarmene il significato. però non ho mai smesso di fare daimoku. anche oggi, che sono adulto e padre di figli, al mio bambino cui stavo insegnando a usare la bici senza rotelle, ripetevo "dai andrea, nam myoho renge kyo! ce la fai!". c'è riuscito, beh magari non è per il daimoku, ma ce l'ha fatta, e andare in bici senza rotelle è un po' come affrontare un ignoto mondo in cui inaspettatamente entrano in gioco le leggi della fisica, movimento, gravità, equilibrio, forza e resistenza. è un po' come imparare a camminare, e quando impari non c'è bisogno di imparare di nuovo. non è come per la vita, se smetti di amare devi reimparare a amare, se smetti di aver fiducia devi reimparare a averne. andare in bici no, una volta appresa la magia che ti consente di vincere quella odiosa cosa che è la Fisica, non la dimentichi più, potrai praticarla per sempre. chissà forse è così pure per il daimoku, una magia che ti consente di vincere la paura, di sospendere il precipitare di cellule verso disgregazioni infami e dolorose. riuscire a sospendersi dalla vita può essere un vantaggio, se la vita intorno a te corre in direzione contraria. perciò nam myho renge kyo, amigo!

Salvatore Adelfio ha detto...

Sono felice di questo incontrarci misticamente. Condivido quello che scrivi. Spero tu possa riabbracciare in modo più forte nam myoho renge kyo. nel mio piccolo se ne vuoi parlare sono qui. magari scrivendomi a sadeide.virgilio.it