mercoledì 3 giugno 2009

No! Vedi, così non và




“No! Vedi, così non và”.
Ascoltavo con il cuore in una morsa. Non và? Io trovavo bello il pezzo, ma il Maestro aveva da ridire. I maestri sono buoni se riescono anche a farsi odiare, dicono. E io mi ritrovavo, per come mi sentivo, con un ottimo Maestro. Il mio guru, il mio don Juan. Che distruggeva un mio racconto. Oh cazzo! Fanculo se mi dice che non va bene. Fanculo gli accenti di quà non di là. A me piaceva!
Avevo un sogno... lui scientificamente lo distrusse. Non sostenevo avesse torto, ma... poi mi ricordai che “u mericu piatusu fà...”
Gli dò ragione e lo odio.
A pranzo insieme. E lo odiavo.
“Quello non è un personagio compiuto. Non si capisce di cosa parli.”.
Mangiavo e ripensavo alle sue critiche. Ingurgitate in fretta e poi bloccatesi nella digestione. Il tentativo di umanizzarmi venne bloccato con un:
“Qui non facciamo analisi!”.
E li morii.


Poi le parole divennero pesanti da tracciare e fu il silenzio. Non avevo obblighi ed ero troppo occupato a tirarmi fuori da un buco nero. Vuoi altre giustificazioni?
Ma le storie si vanno accumulando in testa. Qualcuna pressa per essere scritta. Prima o poi avrà vita. Se rivivrò...

venerdì 17 aprile 2009

Come stai, Totò?






- Non è il Nirvana. Non mi sento illuminato. Ma non ho più paura.
- Totò chi ti fumasti?
- Ora vedo distintamente il superfluo dal quale sono circondato. Le illusioni che fanno tirare avanti la carretta. Quella carota che nasconde sempre il peggio.
- No, Totò dall'inizio. Inizia dall'inizio. Cazzo hai?
- Ho tutto chiaro e non mi chiedo neanche più perchè. O visioni di un futuro potenzialmente meraviglioso, ma invece orribile.
- Secondo me sei sul depresso andante. No?
- Ti ripeto non ho più paura. Perchè certo che sarò terra, acqua, aria e fuoco ancora. Svolgimento di un onda antica.
- A me sembra che tu sei partito con la testa...
- Tutto in pastello ti si presenta all'inizio. Circondato comunque d'affetto. Nascondendoti il futuro carogna. A piedi scalzi solcare la via, con l'ultima sensazione di libertà. Tanto da esporre i desideri più nascosti. Poi intuisci qualcosa e cominci a mentire. E da solo affronti come legarsi le stringhe. Da solo, come da soli i racconti dei ragazzini diventano incubi persecutori. Ma più avanti c'è lo spazio anche per te, almeno credi. Ti sposti, avanzi e arretri e poi avanzi ancora...nella continua immobilità.
- Totò sai che ti dico? Vado in taverna. Il vino è più saggio.

martedì 3 marzo 2009

Lista della spesa




una retina per contenere la rabbia
un salvadanaio dove raccogliere le offese
una pistola ad acqua per i momenti bui
un cd vuoto per le possibilità
filigrana per ristampare i sogni
tè verde per rinsaldare la speranza
per oggi basterebbe
se non avessi desideri.

mercoledì 11 febbraio 2009

The English teacher




Era severo, il professore d'inglese. Un pò british nel suo completo grigio con ombrello intonato. Con il suo caratteristico incedere claudicante. Autoritario in classe: guai a chi parla! Ma era stronzo il professore d'inglese. Riina era veramente molto effeminato e gli sberleffi che non facevamo noi compagni di classe li faceva lui. Sottolineando quella mano morbida che attraversava l'aria come una farfalla. O quella posa, con una mano appoggiata al fianco. Era bravo Riina sempre preparato in tutte le materie. Solo in educazione fisica aveva enormi difficoltà. Mentre il professore era bravo nell'insegnarci la sua materia, ma nella vita avrebbe avuto lo stesso voto di Riina in educazione fisica. Ma lo appresi dopo. Anni dopo. Il severo professore d'inglese. Ancora con quell'aria british. Anche all'interno di un cinema porno. Dove l'incontrai, e dove mi corteggio. E dopo nudi a letto gli ricordai Riina. Che non lasciò in lui ricordo. Ma lui lo portava dentro reprimendolo. Non riconoscendo la fratellanza che lo univa a quel ragazzo effemminato

lunedì 5 gennaio 2009

venerdì 26 dicembre 2008

Fiiili...





“Fiiili.”
La voce risuona fra i vicoli della Vucciria. Filippo non risponde. Si nasconde dietro un angolo.
“Fiiili.”
Lui, sedicenne agli arresti domiciliari. Per uno dei tanti scippi che avvengono giornalmente a Palermo.
Filippo vive con il fratello, è la moglie di questo che lo chiama affacciata al balcone.
Tante cose affascinano Filippo. Fra tutto in particolare le donne.
Guarda. Segue con lo sguardo. Spia... si inumidisce il labbro. Sogna.
Qualche volta seduto su un motorino posteggiato nel vicolo si masturba guardando una persiana semi socchiusa. Oppure sogna.
Filippo sogna...
Di poterlo rifare. Uno scippo sostanzioso. Una bella turista con un borsello pieno di soldi. Tanti soldi.
Lui non vuole essere come il padre che chiedeva l'elemosina davanti la banca. No! Un bel lavoro pulito pulito. Poca fatica tanto guadagno. Un semplice scippo di borsetta.
Filippo sogna...
Un motorino come quello che utilizzava la madre per accompagnare il marito a mendicare. Ti immaggini con un motorino come riesce meglio lo scippo. No adesso, che deve correre a perdifiato lungo il labirinto dei vicoli della Vucciria. Fino a sentirsi scoppiare il cuore. Con un motorino... sarebbe tutta un'altra storia. Come una scopata, al posto di una sega.
Filippo sogna...
Un'altro telefonino. E libero di scendere tra i vicoli senza doversi nascondere al passaggio di una macchina della polizia. Per sfoggiare il cellulare nuovo, facendo finte telefonate. Parlando a improbabili ragazze, con nomi come Jessica o Pamela.
Filippo sogna...
Sotto queste feste dei botti più potenti. Quelli che fanno tremare i vetri delle finestre. Forte e potente come un tuono di un temporale estivo. E far saltare tutto per aria, e poi ridere fino alle lacrime.
“Fiiilii...”
Filippo torna alla realta...
Si accende una sigaretta con aria spavalda si avvia verso casa.
“Arrivo, arrivo...”
E và verso la sua prigione.

lunedì 1 dicembre 2008

Le foto di Massimo




Ora ti faccio la foto, Perì. Mettiti qui, bene in luce. Che sei bello, Perì! Ti ho curato bene e adesso ti faccio la tua foto. La metterò accanto alle altre. Appesa alla parete con un chiodino. A decine ne ho di foto. Tutte allineate sul muro della mia stanza. Sai ci scrivo in tutte il nome. Perchè, ti chiedi? Perchè anche io ho le mie debolezze. Mi piace avere un ricordo. Io, tutti vi ho amato. E dopo, ogni volta, mi giro verso la parete e piango. Sì, non so trattenermi. Le lacrime lavano il mio dolore. Ma dimmi tu, che faccio? Questo mi hanno insegnato. Di questo campavamo, ed era giusto farlo. Questo fin da piccolo mi hanno fatto vedere. No, non le foto. Ma quello che devo fare dopo. Dopo aver fatto la foto. Perchè questo è il mio mestiere. Vivo di voi, di te e degli altri. Solo che non voglio dimenticarvi e quindi vi fotografo. Dai, mettiti da questa parte che ti si vede meglio. Sei veramente bello!
Due, te ne faccio, due. Per essere più sicuro, due scatti ti faccio. Ecco, fatti!
Adesso entriamo. Mettiamoci vicino quello scarico che c'è per terra. Non ti faccio male. Un attimo, e non senti più nulla. La lama è affilata e cederai presto. Poi non sarai più Perì, ma carne di agnello.
Ora sei carne, io non ho più Perì, e piango la sua assenza.