lunedì 3 novembre 2008

Prima comunione




Pantaloni blu e giacca grigia, con uno stemma sul taschino. Il primo dei miei pochissimi abiti da cerimonia. Indossato per andare verso la santità. Per dividersi le spese i miei fecero coincidere la mia prima comunione con quella di mia cugina Enza. Quasi un matrimonio nelle nostre fantasie di bambini. Ed io che recitavo la parte dell'ometto ringalluzzito da quel vestito, che i miei avevano comparato a rate da Bellanca & Amalfi.
Io non potevo non essere che il prescelto. Perchè quel dio aveva posato la mano su di me. Ed io, che in casa ero soprannominato la bocca della verità, ero sicuramente un santo.
I sacchetti per i confetti, non erano di tulle, ma una specie di valiggetta di plastica trasparente. Che come tradizione confezionammo in famiglia. Cinque confetti e il bigliettino con il mio nome e la data della cerimonia. Tutta la famiglia attorno ad un tavolo a prepararli.
Mentre io invece ero pronto, già mi vedevo predicare fra gli infedeli. Perchè a me era stato passato il fuoco. Io ero il santo.
I regali ricevuti dai parenti erano tutti esposti sulla credenza del soggiorno. Un portafotografia d'argento, una penna stilografica e un portamine, un cofanetto con un coltello un cucchiaio e una forchetta con il manico d'argento. Insieme vi erano anche altre cose che nemmeno hanno lasciato memoria.
Ero sicuro di essere avviato verso la strada giusta. Avevo aspettative grandissime da quella iniziazione. Mi si riconosceva che non ero più solo un bambino. Ed era già una grossa conquista. Ero sul cammino corretto.
Il ricevimento con oltre cento persone. Ma si erano limitati ai parenti stretti della mia famiglia e quelli della famiglia di Enza. Un pranzo infinito interrotto ogni tanto da qualche ballo. Duranti i quali le donne si divertivano a far gonfiare le loro ampie e lunghe gonne. E gli uomini ballavano fra di loro.
Per un giorno, intorno agli otto anni, mi sono sentito inserito nella società. E santo, naturalmente. Avevo lavato via la storia della colonia estiva, il sagrestano e qualche marachella. Un ometto fatto e ripulito. Pronto a ricominciare.
Ma sicuramente non a diventare santo.

3 commenti:

Lobo ha detto...

Santo? Forse volevi dire Salvo?

gigibear5 ha detto...

Non ricordo chi dei due aspettò l'altro, ma io e mio cugino Giulio, di un anno più vecchio, facemmo la prima comunione assieme. Niente festa in famiglia, l'evento sottolineato solo da un vestito nuovo con tanto di cravattina. I compagni di gioco tirati come pinguini e riempiti di balocchi da perderci la testa per l'invidia. Noi come padrini ci beccammo i due zii paterni più giovani. Loro pensavano ovviamente a cose più interessanti che a due sbarbatelli, che andavano a prendere la prima ostia (anche quasi l'ultima). Quelle cose di solito avevano le tette e facce da "forse te la dò". Col cavolo che ci fecero un regalo anche minimo, non scucirono una lira. Erano lì solo perché la nonna glielo aveva imposto, era una tortura pure per loro, ma questo l'avremmo capito solo molti anni dopo. Ci fù pure, ad immortalare il fatto, il rito della foto ufficiale. Noi davanti, col nostro fiocchetto bianco appuntato, gli zii dietro, ed il fotografo che disperatamente cercava di farci sorridere. Impalati e duri come avessimo mangiato una scopa intera. Le facce da incazzati che per anni hanno fato il giro dei parenti, tutti a chiedere "che cavolo avevate tutti e quattro?" Noi borbottavamo un "regalo" e loro riborbottavano "gelato".... In effetti per farsi un po' perdonare ci offrirono un gelato, una robetta striminzita da 10 lire che a noi sembrò quasi un insulto. Devo ripescarla quella vecchia foto....

Anonimo ha detto...

Che bei ricordi ....
I vostri racconti sono sempre da incorniciare ....
Gigi aspettiamo con trepidazione la tuo foto "ricordo" ...
Bravo Salv ....non abbiamo fatto la fine del maialino..poverino!!