
“E dai, che sei solo!”
Lo ripete a voce alta. Più volte durante la mattinata. Lui è Michele. Ha riaperto la sua vecchia friggitoria nella piazzetta. “E dai, che sei solo!” è un auto incitamento e forse anche una bestemmia. “Dai, che siamo soli!” è l'unica variante. Detto di domenica mattina, rivolgendosi al barbiere. Perchè unici in tutto il mercato ad essere aperti.
”Dai, che siamo soli!”
Michele non è solo. Il fratello e la sorella lavorano con lui.
A Michele piace la musica anni sessanta. Non la fa mancare mai. Di buon'ora appena apre accende il suo piccolo stereo e via con Camaleonti, Little Tony, Michele (Michele il cantante), Rita Pavone, ecc... Lui stonatamente alle volte afferra un ritornello e lo uccide.
Michele è il pioniere del vecchio far-west. Lui porta un pò di regole dove prima vi era il caos. Assediato da una tribù di biondi indiani cattivi. Una tribù composta quasi esclusivamente da donne e bambini. Il trentottesimo caval leggeri, in una retata, ha portato dentro il carcere del fortino gli uomini. Niente di grave, piccole normali cose.
“Furtarelli piccolo spaccio... cose da nulla. Perchè vorresti dire che dovrei vergognarmi che mio marito è in carcere? Ho il marito in carcere! E allora? “
“E dai, che sei solo!”
Michele non protesta se loro si impossessano di un suo tavolino. I bambini, della tribù di biondi indiani cattivi, spargono immondizzia nella piazza. Così, per giocare. O si abbassano i pantaloni e pisciano in un angolo della piazza. Mentre ci sono clienti di Michele seduti a mangiare. E lui pazientemente cerca di allontanare quei diavoli urlanti. Sua sorella cerca di ripulire.
“E dai, che sei solo!”
Michele non solo fa le panelle, ma spesso fa pure le “rascature”. Nessun ormai le fa più. Vengono fatte con la farina di ceci cotta, rimasta attaccata alla pentola. Dando una forma triangolare. Vengono poi fritti come le panelle.
“E dai, che sei solo!”
La tribù di biondi indiani cattivi usa la guerriglia. Fa un blitz e si ritirano. Mandano in avanscoperta i bambini. Invadono la piazza. Discutono anche:
“Quannu muriu me patri mi misi u luttu, ma dopo na simana minni ivu a mari.”
“Certo uno ca è vivo ne che pò fari a vita du muartu”
“Veru Francè, però u viri. Dopo na simana ca muriu me padri minni ivu a mari. Ma si mi murissi me figghi mancu dopo un annu mi vinissi u disiu du mari...”
Nel frattempo uno dei figli, Giovanni il più piccolo, disturba chiunque passi. Punta la sua pistola, carica di pallini di plastica arancioni e spara. Allo sguardo seccato dell'ennesimo passante colpito da uno di quei pallini arancioni la madre lo richiama dicendogli:
“A fiiinisci... chi t'ammazzassiru!!!”
“E dai, che sei solo!”
Ormai nella zona Michele è associato a quella frase. Spesso al suo passare qualcuno gliela urla dietro.
“Dai, che sei solo!”