martedì 25 maggio 2010

Mare, mare, mare.




Quella processione di onde questa volta lo turbarono. Dalla panchina guardava il mare che si perdeva a vista d'occhio. Era andato lì per cercare di alleviare la tensione. Distendersi lontano da tutti. Poi venne a galla il fardello. Quello pieno di ricordi pesanti. Di amore non dato o non ricevuto. E subbì un attacco di autocommiserazione. Guardò davanti a sè. Sembrava gli arrivasse un invito, due braccia pronte ad accoglierlo. Quasi amorevolmente. Un unirsi in un abbraccio purificante. Con la grande madre consolatrice. Il ritorno al nulla. Pensò all'indomito guerriero. Sua figura identificativa. Come avrebbe reagito? Come reaggirebbe ora, adesso? Testa alta petto in fuori e vento contro? Sì, ma davanti a questa scelta il guerriero si farebbe sfuggire una lacrima? Si abbandonerebbe all'invito? O lancia in resta e testa alta affronterebbe il peggio?
Lui, non il guerriero, lasciò che le lacrime sgorgassero liberamente. Poi prese la postura da guerriero. Donò al mare il pesante fardello. E si avviò verso casa.
Dicono che ci sia una soglia superata la quale non si senta più dolore. E un sasso o una piuma in più non portano modifiche rilevanti nel fardello.

2 commenti:

daniela ha detto...

quando si supera quella soglia? non ci sono ancora riuscita, non la vedo nemmeno...

Anonimo ha detto...

ah, la soglia, avevo letto la "sogliola"