mercoledì 14 maggio 2008

Una notte



Il fumo invade tutta la casa. Sa di carne alla brace. Trasporta il tranello dell'odore di un inesistente arrosto. Tanino ha messo sulla graticola un bel pezzo di grasso. Tutto il quartiere vedrà le nuvole di fumo e avvertirà l'odore. A tutti arriverà il suo “Oouuuh, sugnu ccà”. Tutti capiranno. Taninu u stigghiularu grapiu.
Sono solo le 18,00. Le taverne sono piene mentre il mercato langue. Tanino non è il solo stigghiularu. Sono due e l'altro, u biunnu, apre un pò più tardi. Hanno orari leggermente sfasati. Due belle distinte sfumazzate.
Al tramonto la città, come in un sogno, diventa albero e le sue strade rami. E nel cuore agonizzante di questa Palermo le persone sono uccelli. Ognuno con il suo verso per ribadire la propria presenza. Uno svolazzare con accenni di danza o più spesso di lite. Fino al primo buio.
L'ultimo a cantare è sempre quel cretino. Con l'autoradio a tutto volume sotto il balcone della ragazza che non lo caca. Ma lui insiste con quelle canzoni finte napoletane.

mi son fatto l'amante... una bionda attraente... tu per me un si cchiu niente..."
Cretino!
Fra le 20 e le 21 la colonna sonora cambia. Un fruscio di televisioni tutte sintonizzate su canale cinque. Un timido silenzio volendo.
Qualche passo risuona nel vicolo. Qualcuno chiama un nome incomprensibile. Quasi in lacrime. Strepitando un franco, anto, marco, azzo ne sò. Comunque il nome poco importa, il risultato sarebbe lo stesso. La polizia lo carica in macchina e si porta via franco, anto, marco, azzo ne sò.
Alzando un pò il volume del televisore si riesce a isolarsi abbastanza. Ma la notte non è ancora iniziata. Quando cominciano lontani tamburi a rullare allora sì, inizia la festa. La musica arriva solo con i bassi. Un tunz tunz tunz che a volte fa tremare i vetri della finestra. Non li invidio. Vorrei solo dormire in silenzio. Tunz tunz tunz. Alle volte, purtroppo non sempre, diventa una nenia e mi ci abbandono. Allora dormo, dormo e continuo a sentirlo ” tunz tunz tunz...”. Poi le bottiglie tirate contro una saracinesca. Le telefonate a sguarcia gola. Perchè lei non si meritava di essere trattata così. Lo strunziamento pubblico del suo, precisa, da questo momento ex compagno. Ma no, cinque o dieci minuti, nooo. Mezz'ora. MEZZ'ORA. E' andata avanti mezz'ora, passeggiando sotto il mio balcone. In un vicolo strettissimo cassa risonante magnifica. Ed io sveglio. Gli occhi sbarrati. A considerare se un secchio d'acqua fosse abbastanza vendetta.
I peggiori sono gli ultimi a lasciare la piazza. Quelli andati via di mala voglia. Sono appena le 5 cosa cazzo vai a casa a fare a quest'ora? Allora si inventano un intrattenimento. Così tanto per allungare la serata. Un classico è la pedata ad una saracinesca, che grazie all'acustica particolare del luogo, diventa un'onda anomala cacofonica. Quel fastidio che entra nell'orecchio e si diffonde attraverso tutti i nervi del corpo.
Alle sei in punto, come tutti i giorni, anche la domenica lo è, l'alzata della rumorosissima saracinesca. Una mattina incuriosito ho voluto vedere chi fosse. Un vicino che usa il magazzino all'angolo come garage per la motoretta. Che cazzo gli dici? Quello va a lavorare con quel mezzo. Certo un'ingrassata alle guide di quella specie di fabbrica di rumori fastidiosi non gli farebbe malissimo.
Che fai? Dormire? Ormai è finita! Mi faccio il caffè, con la gatta attaccata alla tuta. Reclamante la sua prima razione di coccole. Dopo il caffè esco. Un vicino mi ferma. Condividiamo la mala nottata. Ha perfino chiamato qualcuno che dovrebbe essere l'autorità. Che lo invitava a cercare di dormire perchè “son giovani, li lasci divertire...”
Dalla fantasia al potere alla libertà del rompimento del sonno.
Meno male che Palermo appena sveglia sa come mettere di buon umore.
Su un balcone sventola una bandiera. Nera con tre lettere. MCN.



3 commenti:

on the border ha detto...

Molto bello il racconto..Salv complimenti ...
il tunz tunz ..me lo ricordo ...
ma ricordo anche le cose belle ...anzi sono le cose belle
che mi fanno ricordare il tunz tunz..
Un abbraccio Tiz :-)

Giuseppe ha detto...

Grande Salvatore! Anch'io, nel periodo in cui con Enza ho abitato nella città storica ho vissuto nottate così! Ma il più delle volte i rumori erano anche più "bucolici" come quelli di un gallo disperato che una notte ha cantato fino alle sette del mattino o come i rumori dei cavalli allevati ai piani terra...

mamborso ha detto...

Grazie Giuseppe!