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sabato 20 aprile 2013

Edificio 17A - Cose che ricordo del passato 2



La volta che decisi di andare al cimitero dopo la morte di mio padre. Quello naturale. E scoprire che quel giorno era la data del suo compleanno.
- Le vertigini provate solo per vedere dal vero una stella alpina.
- La ragazza che ci ha voluto provare con me. Saltandomi addosso mentre ero a letto. Iniziai a pensare che la cosa alla fine si poteva provare. Mai rinunciare a provare. Giusto in quel momento arrivò il fidanzato della ragazza.

Le chicaccherate con Paolo durante il servizio civile a Milano. Con Paolo si condivideva tutto. Lui scelse di mettersi un mio giaccone, che gli cedetti volentieri. Lui minuto con il mio giaccone addosso quasi spariva. A me metteva allegria.
Franco Serantini (Cagliari 16 Luglio 1951/ Pisa 7 Maggio 1972).Il compagno anarchico con il quale diverse volte facevamo attachinaggio a Pisa. Preso a botte dalla polizia durante una manifestazione. Arrestato e lasciato morire senza aiuto in una cella.

Le lunghe passeggiate prima dell'alba sul lungo mare, in attesa del sorgere del sole. Erano passeggiate in un altro mondo. Dal mercato ittico fino alla parte Sant'Erasmo. Succedeva di tutto durante queste passeggiate. Furti al volo, in sella ad un vespino, sottraendo ad un furgoncino un vassoio di pesci. Gente che correva per tenersi in forma. Macchine trasformate in talami. Andati via, lasciavano fazzolettini sporchi e il classico preservativo rosso. Chi cercava l'ultima avventura per concludere la serata. Chi faceva scippi. Anche io ne sono stato vittima. Alcuni arditamente pescavano in quel tratto di mare sporco. Altri vi scongelavano il pesce che avrebbero spacciato per fresco.

I Radio Head a Milano. Grazie a Davide che mi aveva proposto di andarci. Pranzo in un ristorante giapponese. Offerto da lui. Visita ad una sconvolgente mostra di Bacon, all'uscita i suoi quadri ballavano nella mia testa. Infine il concerto che sembrò non solo a me qualcosa di magico. L'incontro con Brembi e la notte e il giorno successivi passati insieme.

Dracula” di Bram Stoker uno dei pochissimi libri che ho riletto più volte. Trovo geniale accostare diari, lettere, articoli di giornali per formare una lettura intrigante.

La notte passata a Sesto San Giovanni. Ospite di Umberto Tiboni, distributore di riviste underground e dell'estrema sinistra. Passai la notte su un letto formato da copie arretrate di Re Nudo. Ho sempre pensato che quella scena doveva avere un significato.

giovedì 18 aprile 2013

Edificio 17A - Cose che ricordo del passato 1



-Una chiaccherata fino a tarda notte. Con un ragazzo in preda dell'eroina. Quando arrivai al limite di sopportazione gli proposi guardandolo fisso negli occhi: “Se tu davvero vuoi morire, come dici. Io ti darò una mano. Mi devi solo dire come vuoi morire”. Ebbe paura di me. Non si lamentò più.
-Filippo che al tavolo di un ristorantino, oltre un decennio fa, mi chiese “Ma mi stai corteggiando?”.

-I boccali di birra bevuti in un pub di Londra insieme a Nicola.
-La corsa per scaricare l'adrenalina accumulata dopo aver visto “La notte dei morti viventi” di Romero.
-La passeggiata sotto una pioggia scrosciante a Milano Insieme a Paolo obiettore di coscienza come me. Questa volta il film era “Il pozzo e il pendolo” di Roger Corman e con Vincent Price.
-Il volume “Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse . Rubato ad una libreria di Milano. Ma sono stato condannato a non riuscire a leggerlo. Provato diverse volte, ma niente. Non mi prende. Un furto inutile.
-Lo schifo in una stanza di un rifugio alpino. Con vomito ovunque ci si girasse. Effetto di una allegra serata insieme ai vicini dell'altro rifugio accanto. Intorno ad un tavolo ci si passava un orinale colmo di grappa e si doveva bere. Secondo me quello che ci ha dato alla testa sono stati i fumi dell'alcol che respiravamo avvicinando l'orinale alla bocca.
-Una giornata intera passata in una spiaggia vicino Ribera. Nutrendoci di cracker e ricci raccolti al momento. Insieme a Luciano e una psicologa più pazza di me.
- Boris che decide di adottarmi. Trattandomi da vero figlio e comportandosi come un vero padre.
Il mio negozio è tutto merito suo.

- Una domenica a mare, vicino Balestrate, con Filippo è un orda di orsi non stanchi della festa della sera precedente.

lunedì 15 aprile 2013

Edificio 17A – Luca


Foto di S.Ade

Non chiedetemi che lavoro faccia. Vi posso rispondere vagamente che si occupa di cultura. Sicuramente teatro. Produttore? Non lo so. Fa parte di quel miracolo che fa di due persone due amici. Ci saremo incontrati tre o quattro volte. Per due volte allo stesso tavolo del Rosa Nero. Quando questa trattoria era ancora ospitata in un grezzo corpo basso. Piatti tipici palermitani fatti a regola d'arte. In un luogo così, gestito al limite dell'illegalità, ho conosciuto Luca. Fra una pasta con l'anciova e polpette di sarde. Guardandoci, sorridevamo. Parlando come se ci conoscessimo da tempo. Meglio a questo punto chiarire. Lui non è il mio tipo, e poi è etero. Credetemi non so cosa passi fra noi due. Forse come dicevamo negli anni sessanta: “Vibrazioni. Fratello, siamo in sintonia perchè emaniamo le stesse vibrazioni”. Oggi ci siamo sentiti per telefono. In alcuni momenti la sua voce sembrava tremare, citando un mio post. Luca segue il mio blog e ne voleva parlare. A voce, ha voluto manifestare l'apprezzamento per quello che scrivo.
Mi ha detto che presto passerà da Palermo e vuole venirmi a trovare. Dobbiamo abbracciarci a lungo, ci promettiamo a vicenda. Non immagina quanto mi senta in debito per le sue parole.

martedì 12 marzo 2013

La casa di Peppuccio

                                       



 Lo hanno cacciato via da due case diverse per questioni d'igiene. Lui le occupava abusivamente e le trasformava in depositi trasandati di cose inutili. Ma per dignità lo hanno buttato fuori da quelle case invivibili per un essere umano. Ora Peppuccio dorme per strada, accovacciato su un gradino. Accanto il minimo indispensabile in un sacchetto di plastica bianco. Un contenitore di cartone con ancora due dita di vino. Altrimenti come ti sciacqui la bocca la mattina? Un pacchetto di Marlboro vuoto. Sì, vuoto il venditore ambulante accanto ha già controllato. “Vacante è” disse deluso. Poi una pezza? Una camicia? Un pezzo di tessuto informe. Colore indefinibile. Tutto qui. La dignità umana è stata ristabilita, Peppuccio dorme adesso in un luogo meno malsano. Su un gradino di fronte la Taverna Azzurra.

sabato 12 gennaio 2013

Mi hanno fottuto i sogni 18

Alle volte non si risponde, non perchè non si ha la risposta, ma perchè la si conosce bene.

venerdì 11 gennaio 2013

Pasta e broccoli con i Waines

Scelgo la musica. Waines. Guardo i tre musicisti nel posterino inserito nella confezione del cd. Quello al centro, di presenza è molto più carino. “Flow river flow” Il primo brano inizia in modo strepitoso. Trascinante. Cerco di seguire il testo. Poi scelgo di fare altro e lasciare che mi trascinino loro. Puro suono. Come in un rito tribale, la musica usata per facilitare l'entrata nello stato “voglia di cucinare”. Ma in fondo la musica non è altro che questo aprirci le porte ad uno stato mentale altro. Beh, i Waines non vi lasciano proprio calmini calmini. Come tarantolati inizierete a seguire il ritmo con il corpo .”Let it be”. “Let it be”, alluccuto lo seguivo, rivivendo e mimando, il bellisimo videoclip. Intanto l'acqua aveva iniziato a bollire. Vi butto il broccolo sparaciddatu. Più gustoso di quello tutto verde. Parte “Have you heard the news?”. E io mi annacu cucina cucina. Con “Server” faccio partire un piccolo soffritto di aglio con aggiunta di un acciughina. Di quelle comprate sfuse in piazza, non quelle in barattolo che sono sfatte. A metà cottura del broccolo vi butto due pugni di ditali. Santino e Giuggiola, i miei gatti, mi guardano perplessi mentre mi muovo in cucina annacannumi. Santino all'apparire delle acciughe cerca di assaltarmi. Inizia “I'm northbound babe” e la pasta e cotta. Scolo pasta e broccoli insieme. Rimetto in pentola e aggiungo il soffritto. Una manciata di caciocavallo e copro con il coperchio. Lo so, vi sembrerà strano, ma preferisco che la pasta riposi un po'. Giusto il tempo che finisca il brano. Intanto apparecchio, metto a tavola anche una mela golden.. “NY excuse”. Verso la pasta nel piatto. Un filo d'olio a crudo. Un'altra spolveratina di formaggio e via, perfetto. Loro si scatenano e urlano, sembrano apprezzare anche loro la pasta. I Waines intendo. Ma anche Santino continua a saltarmi addosso attirato dalla pasta. Cibo. Per Santino è tutto ciò che è commestibile nell'universo intero. Stu, stu è il momento di sbucciare la mela. E assaporare il succo dolce-acidulo. E dura poco. Bella fu sta mangiata, quasi una festa.

martedì 18 settembre 2012

Mi hanno fottuto i sogni 09

Sembrava don Juan di Castaneda. Seduto, al centro della panchina, tra i due ficus. Si alzò aiutandosi con il bastone da passeggio. Venne verso di me e ci salutammo. Camminammo affiancati senza parlare. Ad un trattò si girò e sparì.

lunedì 17 settembre 2012

Mi hanno fottuto i sogni 08

Per ristorare la mente basta anche un solo minuto al giorno. Ma che sia tutto silenzio.

lunedì 16 luglio 2012

Passeggiata mattutina 3

No,non mi arrendo. Certo non è più come prima. Ho scatti involontari del braccio sinistro verso il nuovo borsello. Che a parte le chiavi è vuoto. Ho residui di diffidenza. Le ferite hanno bisogno di tempo. Ritorno sul luogo del delitto ad una settimana esatta. Mentre mi avvicino vedo in lontananza dei ragazzi. Sono cinque o sei. Noto dei movimenti sospetti. Mi fermo. Torno sui miei passi. Una macchina posteggiata si sta spostando. Imbocco il viale per arrivare sul lungo mare. Mi sembra di sentire l'autista richiamare la mia attenzione. Ignoro e continuo a camminare. “Edicola!”. Mi giro al buio non distinguo la persona. Ma per chiamarmi in quel modo si vede che mi conosce. Poi lo riconosco. Uno delle due persone che si sono fermate a consolarmi la settimana scorsa. Mi sconsiglia di andare verso la villetta. “Sono in sei” mi dice “Entrano anche dentro la villetta e rompono il cazzo. Uno lo hanno inseguito e non volevano farlo rientrare nella sua macchina”. Gli dico che forse sarebbe il caso di fare delle denunce. “Non servono a nulla le denunce . Dopo pochi giorni sono fuori a piede libero e te li ritrovi di nuovo qui”. Fantastico di ronde frocie in difesa di luoghi simili. Ma non sono sicuro siano la soluzione. Oggi l'odore di marcio è ovunque. Più o meno intenso. Sa di frutta, di pesce, uno acuto e penetrante ma di indistinguibile provenienza. Resti del festino popolare. Il Festino, la festa più partecipata della città, chiamata con un diminiutivo. Non festa ma festino. Come ammazzatina, ridimensioniamo. Non vogliamo vantarci. Da lontano, lato Monte Cuccio, una colonna di fumo nero attraversa il cielo.

giovedì 12 luglio 2012

Passeggiata mattutina 2

Cinque di domenica mattina. Il sole non è ancora sorto. Faccio quella che ormai è diventata la mia solita passeggiata mattutina. Un modo per lavare i pensieri e portarli a visioni più positive. Con un procedimento mistico di mutazione. Dal piombo all'oro. Nel viale vicino la villa a mare, dalla parte di S. Erasmo, ci sono diverse macchine posteggiate. Ricerca di incontri furtivi. Nell'oscurità dei viali ombre che attraversano il buio. Alle volte sembrano alberi che camminano. Evito i viali dove non si vede nulla e arrivo fino al mare. E' ancora buio. Torno indietro in attesa che faccia più luce. Vedo dei ragazzi su un ciclomotore ma non ci bado più di tanto. Dopo pochi minuti vedo una luce proveniente da dietro. Penso che sia una macchina. Poi un ragazzo mi si avvicina da uno strattone al mio borsello e lo porta via. Cerco di raggiungerlo, ma poco più avanti un complice lo aspetta sul ciclomotore. Mentre rincorro e sto quasi per raggiungere il ragazzo che mi ha fatto lo scippo, l' altro mi grida diverse volte: “Lassalu iri... Lascialo andare!” Minaccioso mi urla: “Lassalu iri, sai?”. Se ne vanno con: le mie chiavi di casa e del negozio, il cellulare, il portafoglio con carta d'identità, carta bancomat, una piccola videocamera. E altre cose con le quali c'era un legame affettivo: tipo il portachiavi regalatomi da un amico; la memory card inserita nella videocamera con centinaia di foto; la foto di Boris che portavo sempre con me; un pizzino con delle note, inutile, ma al quale ero legato. Tutte cose a me più care di tutti i documenti, ma che non trovano posto nella denuncia alla polizia. Cercavano soldi. Due ragazzini visti appena di sfuggita dall'apparente età di diciott'anni. Magari hanno provato per concludere, il sabato notte, con una sballata o una scopata con una pulla. Invece hanno portato via cianfrusaglie inutili per loro. Una scarica di adrenalina e zero euro. La mutazione mistica prevede esperimenti non riusciti. Il piombo può restare piombo. Non importa cosa ci accade, è importante come noi reagiamo. O risalire faticosamente la china da soli, o lasciarsi andare vittima del mondo esterno.

sabato 23 giugno 2012

Buon Pride

Stiamo appena iniziando a vedere la luce in fondo al tunnel. Ma siamo ancora dentro. Certo, in trent'anni alcune cose sono cambiate. Non abbiamo acquisito nuovi diritti, come il matrimonio per esempio. Ma abbiamo conquistato la dignità, con l'autoriconoscimento della nostra sessualità. Questo è il passo più importante fatto negli ultimi anni. L'altro ieri, di mattina molto presto, saranno state le sei, ho visto in corso Vittorio due ragazzi che camminavano abbraciati. Le loro mani teneramente si cercavano mentre chiacchieravano. In questa scena normalissima, che anni fa non si sarebbe vista, sta il cambiamento. Queste semplici effusioni pubbliche fra due ragazzi, mi fanno ben sperare che possano nascere, domani, richieste e affermazioni di altri diritti per tutti. Buon Pride

venerdì 27 aprile 2012

Al mattino

Macero le macerie/ per farne terra/ per non gettare la spugna/ Rigurgiti/ mi ricordano/ il gusto del fiele/ della lotta intestina/ in atto da tempo/ Io canto/ al mattino/ come fosse preghiera/ che libera la mente/ che libera la mente/ che mi libera la mente/ e non sono più/ Diventando umano/ per pochi istanti

giovedì 22 marzo 2012

Philip K. Dick






Periodicamente ritorna. Ed io ritrovo le coincidenze. Mi sia apre ogni volta una porta sul suo universo. Dove precipito sempre con un senso di mancamento ma senza paura. So ormai districarmi nei labirinti. Mi sono imbattuto spesso in vicoli ciechi. Per maggior sicurezza mi alleno a camminare anche al buio. Bisogna essere allenati e pronti.
Jane, la gemella morta prematuramente, continuò a incidere la sua vita sul fratello vivo. Ma in fondo io non so nulla. Faccio ipotesi. Come se l'avessi conosciuto. Ma non l'ho conosciuto. Conosco di più l'uomo che si rifuggiò in un alto castello. O quello dei giochi a premi. E la donna che faceva vasi di ceramica per dare un senso alle cose. Tutti vissuti nei suoi libri. Di lui ho poche cose. Mai ascoltate ma sempre lette. Come la storia della bottega per animali dove comprava la carne per fame.
Io mi fidavo. Di lui mi fidavo. Come lui si fidò dell'I-ching. E come l'oracolo lui mi lasciò in un mondo in cui i punti cardini e cardinali si erano confusi. Accolsi tutto come un'iniziazione alla sostanza del reale. Al suo essere altro. Lui disse “La vita che viviamo è solo una finzione. Mettitelo in testa. Hanno disegnato questa realtà come più gli faceva comodo: secondo un'alternanza di conflitti violenti, leader mediocri e merci da consumare”.
Aperto gli occhi io sapevo. Io sapevo di essere alieno. Cosciente dell'alienità. Senza alcuna risposta da dare. Stranito dalle strane usanze osservate con grande curiosità. Io di carne come loro. Con la nostalgia di qualcosa smarrito nella memoria.
Chiuso il libro frastornato fissai il soffitto. Non più certo di quello che credevo di sapere.

lunedì 5 marzo 2012

Erano occhi di lupo




Erano occhi di lupo
ed io ero caduto
già maturo per il raccolto
senza una reazione
appena, appena amato
senza abbandono
erano occhi di lupo
lì inizio la morte

giovedì 9 febbraio 2012

Se questo è un romanzo




In città si vuole stampare un nuovo romanzo. E da tempo c'è una certa fibrillazione per la sua nascita. Solo che... si inizia parlando del libro. Perchè la sua fisicità oggettuale è importante. Si deve tenere conto come il lettore lo reggerà. Con due mani o una sola? La sua lettura avverrà, se il volume sarà di grande formato, appoggiato a un piano o sulle gambe? I margini interni devono essere ampi per far posto alle dita. Mica vogliamo un'edizione economica. Un romanzo è. Fa parte di una collana o sarà un'edizione singola? No, perchè se fa parte di una collana deve essere più visibile l'appartenenza, mentre nell'edizione singola è più importante l'autore. In quest'ultimo caso quindi si darà maggior risalto alla personalità dell'autore. Solo testuale o illustrato? Mettiamo solo testuale? Allora le pagine saranno formate da una colonna singola di testo. Poi c'è da pensare al layout in modo da dare identità e personalità alle pagine.
La copertina. Ne vogliamo parlare? Rigida o morbida. Alette o sovraccoperta di protezione? Nella quarta d'obbligo sinossi del nostro romanzo.
Come dite? E il romanzo?
Il romanzo lo scriveremo dopo.
Come non si fa così?
Se vuoi vendere non puoi prescindere da questo. Del contenuto se ne parlerà dopo.
Ma come possiamo pensare alla copertina senza conoscere il contenuto?
Si vede che sei fuori dalla realtà e di marketing non capisci nulla. Si sceglie uno stile neutro che vada bene per qualsiasi contenuto possa avere il romanzo.
E se fossero solo pagine bianche?
Bella idea ma già usata. Negli anni settanta, da un editore situazionista. Non replicabile. Sarebbe banale.
Quindi?
Quindi nulla, noi continuiamo a pensare alla parte esterna. Prima o poi lo tireremo fuori il romanzo.

Non è surreale? Invece è reale, come la preparazione alle prossime elezioni del sindaco di Palermo. Il dibattito che arriva a me, comune cittadino, è questo. Nomi su nomi di persone che si candidano alla carica. Nessuno di loro ha un romanzo. Hanno una faccia, dei modi e slogan interscambiabili. Non identità politiche ma una sola parola che personalmente mi suona estranea: centro-sinistra. Sono tutti di centro-sinistra. Non sappiamo nulla del loro romanzo nemmeno la sinossi, nulla. Una faccia, un nome e nulla più. Solo qualche titolo: “Scegli tu”, “Ora”, “Una Storia”, “Società civile”.
Io vorrei sapere almeno se è un romanzo di genere. Realistico o fatasy?
Siamo ancora alla copertina. Sulla quale ci stara sicuramente un viso. Poi domani il paradiso, pardon, il programma.
Voi comprereste un romanzo preparato in questo modo? Non me ne vogliate se un libro così io non lo compro.

giovedì 5 gennaio 2012

Tu sì na pulla




Due macchine dei carabinieri posteggiate nella piazzetta. La tribù delle bionde questa sera è sul piede di guerra. Il vociare invita a curiosare. Affacciato al mio balcone assisto così alla vita nei vicoli.
I carabinieri sembravano comprensivi, ma dentro di loro credo cercassero di districare la trama proprio come stavo cercando di fare io.
Una coppia, lui immigrato e lei, Rossana, palermitana, vivono di fronte la casa delle bionde. Secondo queste lui ha fatto uno sgarro. Con l'aggravante di vantarsi di comandare lui nel vicolo. La compagna cerca di difenderlo dalle accuse delle bionde. Loro le urlano:
“Tu sì na pulla, ma iddu è un indegno. Se ne deve andare. Lo portassero al centro di accoglienza. E' un indegno. Mi ha pure minacciato, con le sue mani davanti a me faccia ”
“Me maritu, picchi iddu è me maritu, era nirbusu:”
“Seee maritu” e rivolgendosi ad uno dei carabinieri “Suo marito, quello vero è in carcere. Quello non è suo marito è un magnaccia, ca s'accolla di ricevere i so clienti a casa”.
“No, vedi, questo non è vero. Maresciallo è vero ca sugnu pulla. Ma a casa mai, io in via Roma lavoro. Mai nuddu ha acchianatu a me casa”
“A mia, mi minaccia e mi dici, ci vediamo domani. Mio marito non c'è e mia madre è vedova”.
“Ma su cosi ca si dicinu, cose che scappano in momenti di rabbia”
“Marescià, quell'indegno ve lo dovete portare. Perché domani esce dal carcere il vero marito. E quello torna qua e se trova quello lì lo ammazza. Io la sto avvisando. Un omicidio”.
Loredana si allontana e parla con un carabiniere nella piazza. Le bionde mandano con la scusa del cagnolino che deve fare pipì, una ragazzina a curiosare di che parlano. Lei cerca di difendere il compagno.
Una delle bionde si sporge e rivolgendosi ai carabinieri dice:
“Io vi ho avvisato. Domani il vero marito esce e domani sera qua ci sarà un omicidio. Siete avvisati.”
Quindi per stasera non prendo impegni. Mi posteggio sul balcone in attesa dell'evento annunciato.

mercoledì 14 dicembre 2011

Festa per il compleanno del caro amico Giugiù




Ci incontrammo giorni fa in taverna. Lui, il principe, al suo solito posto. Mentre sorseggiavamo qualcosa, si chiacchierava del più e del meno. Gli dissi che avrei compiuto sessanta anni dopo pochi giorni. Lui si offrì di preparare una cena per la sera del compleanno. Il giorno dopo venne con la lista di amici da invitare. Il menù che aveva già in testa non me lo disse. In nove. Saremmo stati in nove. Quando il principe organizza una cena si fa a gara per farsi invitare a gustare le sue pietanze. E la Rossa? La Rossa era rimasta fuori. Ma come gli chiesi, la Rossa resta fuori? “Ma non è la fidanzata di Eusebio?”. A parte il fatto che il nostro amico non si chiama Eusebio, anche se adesso tutti lo chiamiamo così. Soprattutto la Rossa non è la sua fidanzata. Il principe ha una certa resistenza ad inserire un'altra persona. Perché sostiene di aver già apparecchiato. Anche se il giorno del compleanno sarebbe stato due giorni dopo. Alla fine vince il fascino della Rossa. Invitata. In dieci. Saremo in dieci.
L'appuntamento è a casa sua alle 20,43. Non e 45 o 30. No, 43.
Siamo tutti puntuali sotto il portone. Si suona. Fa sempre aspettare un poco prima di rispondere. Poi finalmente un “Siiì?”. Al mio: “Salvatore” apre il portone.
Ci fa accomodare nel salotto. La tavola è già apparecchiata con gli antipasti. Pardon. “Orses d'ouvre.”
Ci dice che sarà pronto fra pochi secondi. Poi accende le luci nella stanza da pranzo e ci fa accomodare a tavola. I posti sono assegnati. Ognuno con il segnaposto con il proprio nome. Sul tavolo davanti a me un foglio di carta del tipo usato dai fruttivendoli. Piegata e sigillata con la ceralacca. Con sopra scritto: “Festa per il compleanno del caro amico Giugiù”. Mi invita ad aprirlo e leggerlo. All'interno da un lato c'è scritto “Amabili ospiti”, dall'altro “Menù”. Io sto per leggere direttamente il menù. “Prima leggi l'altra pagina” ordina il principe. Ed io leggo:

“Amabili ospiti”
Giugiù l'orso bianco,
Filippo l'amico del cuore,
Pyccy soprano,
Diego detto Dino,
Franca moglie di lui,
Eusebio (?) papà di Serafina (?),
Zita di lui,
Sandra negoziante di classe,
Stefania la rossa,
Nizar il principe anfitrione.


Vini:
Dolcetto del Monferrato 2009;
Lacryma Christi del Vesuvio 2009;
Terre di Franciacorta 2005”

“Aspetta” mi fa il principe. “Devi leggere solo l'orses d'ouvre”. Non ho mai avuto grande conoscenza del francese. Tenete presente che durante la lettura la mia pronuncia storpia tutte le parole francesi. Parole accompagnate da ripetuti scuotimenti di testa da parte dell'anfitrione.

“Orses d'ouvre:
omelette aux fines erbes,
insalata pantesca,
falafeles di lenticche,
composeè de pommes de terre”

La cosa che più mi ha colpito è stata quella che dal nome mi sembrava fosse un cibo scialbo. Composeè de pomme de terre. Una purea di patate con cipollina e pesce. Inutile chiedere. Al massimo elenca gli alimenti principali: patate, tonno e tante altre cose. Punto.

“Ruvidelli alla norcina”
condimento, sempre risalendoci a gusto, tartufi, panna, burro, parmigiano. Deliziosi.
“Sauçissons de poulet à l'indienne avec courgettes troufflès”.
Taduzione molto volgare, wurstel di pollo tagliati a rondelle fatti saltare con degli aromi (curry ma anche altro, ma anche pesto, chi lo saprà mai?).
“Salade de saison”
per pulirsi la bocca. In modo da potersela nuovamente “sporcare” con il dessert:
“Cuddureddi di lisciannira”
una specie di piccoli buccellati. Serviti insieme a degli sbalorditivi cioccolattini. Fatti da Sandra e Pyccy (come scrive il principe). Soprattutto quelli al caffè. Mmm...
Poi tutto sembra finire troppo presto.
Il principe suona qualcosa al pianoforte, ma siamo tutti storditi dal cibo.
Lasciare la casa del principe è sempre un'uscita da una sospensione della realtà. Un ritorno alla vita di tutti giorni. Un brusco risveglio. A sessant'anni suonati.

martedì 6 dicembre 2011

Oggi pesce




Con il pescivendolo della piazza scambio spesso quattro chiacchere. Di solito è lui a provocare la discussione. Parliamo di politica, lui sempre un passo indietro. Prima pro Berlusconi ed io contro, ora mi parla male della stessa persona mentre gli accenno all'attuale governo. Alle volte i racconti personali si intrecciano con la discussione precedente. Prendono il sopravvento. Sono la parte più interessante del tempo trascorso a parlare. Vengono fuori ricette, istantanee di una famiglia, aneddoti divertenti ma anche tristi. Ci si racconta.
Oggi siamo partiti al solito prendendola alla lontana. Monti e la sua manovra ladrona. Anche lui convinto che ci stanno livellando tutti allo stesso stato di povertà, lasciando arricchire una massa di banditi. Si parla dei tempi di grama. Si accenna al passato. Gli racconto delle mie mutande fatte con le camicie dismesse di mio padre. Mia madre raccoglieva quelle più vecchie. Seguendo i consigli di una vicina ne tirava fuori degli slip per noi bambini. Non per mia sorella. Solo per me e mio fratello. Che non erano il massimo l'abbiamo capito dopo. Si risparmiava qualcosae questo era importante.
“Non ti buttare così per terra” mi dice il pescivendolo dandomi una leggera spinta alla spalla destra. Gli dico che quella era la mia realtà. Famiglia di operaio. Dove i soldi erano sudati e pochi. Si risparmiava su tutto. Lui rimane incredulo, ha sempre indossato intimo di marca.
Lo sconto sul prezzo del pesce comunque alla fine è minore di quello che vorrebbe farmi credere.

domenica 20 novembre 2011

Paesaggi Urbani: Un altro S.Martino




La nebbia qui non arriva
e la pioggia è rara,
sotto il maestrale
bottiglie di plastica ci sputa il mar;

ma per le vie del centro
dal tintinnio delle forst
e l'aspro odor di piscio
vanno l'anime a mortificar.

Gira sulla griglia accesa
le stigghiola scoppiettati:
e sta l'oste fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le cupe nubi
stormi di gabbiani urlanti,
com'esuli pensieri,
in testa ti vanno a cagar

venerdì 28 ottobre 2011

Legalità e dintorni






- Ci rinuncio
- Ma chi t'aspittavi?
- Dopo che ne ho parlato. Uno mi dice che, effettivamente, c'è stato un leggero disservizio. L'altro, con tono abbastanza duro, mi dice che ho scritto cose false e che nel prezzo erano comprese anche due birre.
- E u scontrino?
- Dimenticanza. Mi dice che ha dimenticato di farlo. Faccio presente che è stato notata anche da altre persone... questa dimenticanza.
- E iddu?
- Sostiene che loro staccano sempre lo scontrino e che vado dicendo falsità. Gli ricordo che tutte le volte che sono stato da loro non ho mai ricevuto scontrino.
- Puru tu però, picchì ni parrasti sulu uora?
- Se Attila non avesse fatto quel discorso sull'illegalità alla quale portavo soldi, io non ci avrei nemmeno fatto caso allo scontrino. Non puoi sviarmi con la scusa della legalità e poi dimostrarmi che nello stesso tempo te ne fotti.
- Miii! Mi staiu scialannu.
- Gli ho detto che con me non deve più parlare di politica, perchè appena lo fa gli sputo in faccia.
- Minchia! Cci dicisti accussì?
- Sì, possiamo parlare di minchiate, ma non di politica. Non posso considerare delle persone che predicano una cosa e poi fanno il contrario. Perlomeno stai zitto. Preferisco Tanino. Sai che è abusivo e che non ti darà lo scontrino. Ma ti fa un panino con porchetta che è una meraviglia. E non ti fa il predicozzo su cosa sia giusto o sbagliato. Tanino è il disagio diventato imprenditore. Loro sono imprenditori del disagio.
- Chista d'unni ta niscisti?
- Imprenditori del disagio? Non me la sono inventata io. Risale a diversi anni fa quando gestivano un altro pub. Non ricordo chi me lo disse la prima volta.
- E comu finiu?
- Ho la sensazione che non si farà più vedere. Ha preso i giornali, mi ha chiesto il conto, ha pagato e se ne è andato.
- E tu u scontrinu ciù rasti?
- La mia attività non prevede lo scontrino perchè l'IVA è assolta alla fonte.





PS
La consumazione era composta da due piatti di porchetta con patate al forno e due birre da 33cl. Niente pane.
Pagato 15,00 euro.
Secondo voi questa precisazione serve a qualcosa? Cambia qualcosa in quello che ho scritto? Secondo qualcuno sì. Eccolo accontentato.