Visualizzazione post con etichetta Peppuccio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Peppuccio. Mostra tutti i post

martedì 12 marzo 2013

La casa di Peppuccio

                                       



 Lo hanno cacciato via da due case diverse per questioni d'igiene. Lui le occupava abusivamente e le trasformava in depositi trasandati di cose inutili. Ma per dignità lo hanno buttato fuori da quelle case invivibili per un essere umano. Ora Peppuccio dorme per strada, accovacciato su un gradino. Accanto il minimo indispensabile in un sacchetto di plastica bianco. Un contenitore di cartone con ancora due dita di vino. Altrimenti come ti sciacqui la bocca la mattina? Un pacchetto di Marlboro vuoto. Sì, vuoto il venditore ambulante accanto ha già controllato. “Vacante è” disse deluso. Poi una pezza? Una camicia? Un pezzo di tessuto informe. Colore indefinibile. Tutto qui. La dignità umana è stata ristabilita, Peppuccio dorme adesso in un luogo meno malsano. Su un gradino di fronte la Taverna Azzurra.

giovedì 12 novembre 2009

“Và ieccati”




Al suo passare gli gridano dietro “Và ieccati” . Loro schegge di una tribù a noi conosciuta. Loro appena usciti dalla “villeggiatura”. Loro con le compagne ai domiciliari. Loro che scassano i timpani, stazionando tutto il giorno nella piazza. Loro che al passare di Peppuccio divertono il loro povero spirito gridando “Và ieccati”. Perchè Peppuccio per loro è spazzatura da buttare. Peppuccio alcolizzato, che vive chissà come in un tugurio. Peppuccio è un signore. Un nobile d'altri tempi, un nobile anarchico amante del vino. Non disturba nei suoi deliri, si apparta per piangere. Si copre la faccia e piange. Scuote le spalle. Singhiozza. Poi si riprende lancia il suo sgraziato urlo di battaglia (?) e riprende la sua strada. Loro urlano giusto per essere. Alla deriva in mezzo al mare, che puoi fare? Urli. Inveendo verso chi sembra meno fortunato di te. Non avendo altre capacità urlano, anche per sentirsi migliori. Migliori di Peppuccio? Non certo per il mio riposo pomeridiano. Peppuccio sarebbe passato seguito, sempre da lontano, da Killer non disturbando nessuno. Loro cercano qualsiasi occasione per lanciare un urlo.
Accarezzo con il piede Giuggiola. Al mio tocco apre occhi. Spalanca la bocca in un enorme sbadiglio. Per un attimo ci fissiamo. Suona la sveglia. Mentre penso “e anche per oggi...”

lunedì 30 giugno 2008

Lezioni

Ho incontrato Peppuccio, con al seguito Killer, l'inseparabile cane. Peppuccio mi ferma prendendomi per un braccio. E inizia a parlare. Mi racconta dei rosoli, i liquori dolci, fatti dalla madre. Madre che secondo lui, io dovrei ricordare. Non si capacita che io non possa averne memoria. Killer ci osserva mentre si spulcia.
“Come, non ricordi la friggitoria? Mia mamma lavorava lì”.
Ma prima di dirlo parte con una lunga e dettagliata ricostruzione del quartiere. Con tutti i negozi. Come se tutto il suo albero genealogico occupasse il territorio. Colorando con aneddoti i parenti che nominava. “Ma come? Non ricordi? Saro ' u pisciaiuolo. Iddu era me ziu, frate di me matri“. Alla fine gli dico di sì, ma non ricordo quella persona. Killer sdraiato per terra, aspetta annoiato.
I liquori dolci, sua madre, li faceva con diverse essenze. Lui sottolinea soprattutto la gradazione alcolica. Lei, allora, si vantava della varietà dei rosoli. Soprattutto di quello con le fragoline.

“A lei veniva speciale!”.
A lui solo a parlare di alcol si illuminano gli occhi. Dalle varie bottiglie, lui ragazzino, furtivamente attingeva spesso. E quando la madre gli faceva notare la diminuzione del livello in alcune bottiglie, lui con gli occhi più innocenti di questo mondo rispondeva: “Mà, l'alcol evapora. Che non lo sai?”.
Ricorda la piccola forma dei biccherini da rosoli, ma lui, tiene a precisare, non li usava.

“Nooo, nnu bicchieri d'un quartu vivìa”.
Mi racconta della sfida con suo zio Saro. Per Peppuccio, Saro era uno “tuttu vucca comu u granciu”, vantandosi spesso delle proprie imprese. Quel continuare a ripetere “Mi sono fatto quattro birre”, e “Minchia, lucidissimo sono” a Peppuccio rompeva e fece partire la sfida. Con alcool, alcool puro. Novanta gradi novanta. Mica cazzi! Uno di fronte all'altro. Beve Saro un sorso di quell'inferno. Quasi soffoca, diventa paonazzo e tossisce. Beve Peppuccio, mezzo bicchiere “d'un quartu”. Tranquillo si alza e rivolgendosi allo zio gli dice:

“E ora un parrari cchiù!”
Ride nel raccontare l'umiliazione inflitta allo zio chiacchierone. Ricorda anche il velo di fuoco che si diffuse nel suo stomaco. Ma da quel giorno Saro gli portò rispetto. Killer si alza e si stiracchia. Forse ha intuito che siamo all'epilogo della storia.
La mamma di Peppuccio aveva imparato che l'alcool con il tempo evapora. Saro a non sfidare mai il nipote.
Killer scodinzola, allontanandosi con Peppuccio, perchè sa.
Grande maestro Peppuccio.


mercoledì 19 dicembre 2007

La vanità di una fettina di zenzero


Brividi per una notte. Non riuscire ad associarli alla febbre. Il giorno dopo al lavoro ancora brividi, fino alla decisione di buttare la spugna e andarmene a casa. La consapevolezza della febbre. A letto vengo assalito da deliri e pensieri ossessivi. Qualcosa che avrei dovuto fare e che non capivo. Poi di nuovo e di nuovo. Non trovare la posizione comoda a letto. I muscoli a pezzi. Ognuno di loro manda il suo segnale di dolore. Quelle pillole funzionano e sudo tutto il letto, penso che potrei disidratarmi. Bevo per dovere e paura. Dal delirio, e questo ne fa parte, nasce di tutto. L'occhio dell'universo con quella scintilla sfuggente. Guardato direttamente e staccato dal corpo lo attraverso. Lì ho visto un tizio che diceva avrebbe voluto avere le palle di un papa in mano per estorcergli una qualche verità. Il sudore inumidisce tutto, un piccolo sollievo è un angolino asciutto. Tre magliette cambiate, fra brividi e tremori. Quattro le cose di cui prendere nota. Ripetute fino alla noia. Avrei bevuto come un cammello, ma già dopo un bicchiere d'acqua mi sentivo nauseato. Il mio pene che si ritirava a dimensioni ridicole. Nausea solo a sentire parlare di cibo.Poi finalmente cessa la febbre. Debilitato ma fresco. Prima notte con lenzuole pulite. Goduria. Comincio a leggere “Neven” di Joe Sacco. Chiudo gli occhi e non ho sonno.Via con la luce che ti scoppia dietro le palpebre. Guizzi caleidoscopici. Guardi dove sembra ci sia un luce simile ad una stella e da lì si diramano altre luci più o meno colorate. Poi il gioco, muovendo gli occhi posso modellare le forme. Pennellate nel buio. E poi basta, voglio dormire. Il suono prolungato di un clacson proveniente da fuori mi scuote. Voglio dormire! Cazzo però se è prolungato. Poi rumori sordi e qualcuno che si lamenta. Il clacson comincia a perdere intesità fino a cessare. Urli di Peppuccio ad allietare la nottata. Non resta che alzarmi e farmi una tisana. La gatta mi guarda perplessa con i suoi occhi spalancati. Mi piacerebbe sentire la sua versione. L'acqua bolle.
Passiflora, melissa, tiglio e la vanità di una fettina di zenzero.





venerdì 23 novembre 2007

Peppuccio e Killer

Peppuccio non è solo. Ha un cane che chiama Killer. Un fratello gemello di nome Filippo, che in verità non esiste. Ha anche un figlio, che esiste, ma si trattano poco. Peppuccio vive più in strada, insieme a Killer, che a casa. E vedendo la casa non è difficile da comprendere. Sempre in giro fino a notte inoltrata. Odia il lavoro tanto quanto ama la birra. E se in mano non ha una Forst, nel sacchetto che si porta dietro c'è una bottiglia di vino. Millanta lavori poco credibili, come agente immobiliario, dilungandosi su vendite di case con guadagni incredibili. Ogni tanto, ovunque si trovi, emette il suo richiamo. Un raschiamento di gola prolungato. Parla da solo mentre cammina. Un discorso fatto di frasi smozzicate e movimenti delle mani. Mani giunte, che coprono il volto, che si poggiano sul petto. Peppuccio è mentitore, per piacere di ingannare, anche quando si scusa.
Assunto a ruolo di babau da una madre che minaccia i propri bambini con il suo nome. “S'un ti manci a pasta, chiamu a Peppuccio”. Naturalmente a lui diverte essere diventato lo spauracchio per quei bimbi. Al solo vederlo passare corrono a nascondersi. Quando lui se ne accorge lancia contro di loro un paio dei suoi richiami. I bambini terrorizati vanno a rifugiarsi a casa.
Con gli amici della taverna condivide la birra. O riuscire portare a termine la rasatura, fatta davanti la taverna Azzurra da una ragazza, con in corpo più birra che sangue, che doveva provare il rasoio elettrico appena comprato dal cinese sulla testa di Peppuccio.
A casa, barcollando, ci torna tardi, ma sempre dopo una qualsiasi festa in piazza. Alle volte con qualche livido o ferita, causati più dalle cadute accidentali che da risse, come lui racconta.
Killer, al rientro, gli cammina ad un paio di metri di distanza. Stanco di sentirgli raccontare minchiate anche su di lui, di sentirsi aizzare come una bestia feroce mentre tranquillamente si spulcia. Killer è paziente, accettando, qualche volta, anche di essere scacciato. Lui fa finta di andarsene e poi ritorna. E dopo averlo seguito ovunque, tutto il giorno, la notte dorme per strada davanti l'entrata di casa di Peppuccio.

Killer e Peppuccio non sono infelici.