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lunedì 5 dicembre 2011

Perchè la nascita è pianto



E' morto zù Carlo. Era un ciabattino, quando ancora le scarpe si riparavano. Aveva casa e bottega nello stesso locale. Poi diventò solo casa. Silenzioso passava le giornate davanti un televisore al plasma. Seduto sulla sedia a rotelle. La mattina alcuni nipoti, quelli veri, lo alzavano dal letto e lo sistemavano sulla sedia. Pronto a vedersi tutte le De Filippi della giornata. La sera facevano l'operazione opposta. Che pensione pensate potesse avere? Lui arrotondava vendendo stecchette di fumo. Dieci euro a stecchetta. Di quello scarso. Soprattutto nei fine settimana aveva un bel via vai. Aveva ottantasei anni e per una caduta è morto. Il terrore di finire in ospedale lo fece restare in silenzio. Fino a morirne.
Non so se ne fosse cosciente. Mi piace pensare di sì.
Poi lui esposto dentro la bara. Appena fuori la porta a destra un tavolo con la tovaglia a quadrettoni rossi e bianchi, a sinistra i tanti mazzi di fiori portati dai parenti. Sul tavolo pezzi di rosticceria e chinotto.
Più in là in piazza la solita festa del fine settimana.
La mattina del funerale i ragazzi del quartiere in onore di zio Carlo fanno esplodere diversi “botti”.
Uno dei nipoti al bar orgoglioso si vantava della festa fatta al morto. Perchè la nascita è pianto, la morte una liberazione.

martedì 15 giugno 2010

Obiezione di coscienza



In questi giorni di fermento per la preparazione del primo Gay Pride a Palermo, mi piace riproporre il testo della mia obiezione di coscienza al servizio militare, che risale a circa quarant'anni fa. In quegli anni il servizio militare era obbligatorio. Gli omosessuali dichiarati, con un atto discriminatorio, venivano esentati dal servizio. Erano anni nei quali perfino L'Internazionale, giornale anarchico, riteneva la mia omosessualità qualcosa di cui non era il caso parlare.
Il testo fu inserito all'interno del "Manifesto per la rivoluzione morale" (http://www.cybercore.com/consoli/documenti.htm)
Il manifesto curato da Luciano Massimo Consoli lo stampammo con un ciclostile, era il 1971.



"Amsterdam, 19/4/71
Io, sottoscritto Salvatore Adelfio, nato a Palermo il 5/12/51, dichiaro, in perfetta coerenza con le mie idee morali, di rifiutarmi di prestare il servizio militare perché anarchico e omosessuale. Come anarchico, profondamente radicato nella convinzione che ogni forma di autorità costituisca una violenza alla libera autodeterminazione, la mia coscienza si ribella anche al solo pensiero di dovere sottomettere la mia individualità a qualcosa o qualcuno (“patria”, “nazione”, “governo”, “esercito”, “generali”...) che di me userebbero come strumento dei loro fini di classe al potere. Come omosessuale mi sembra autolesionismo masochistico contribuire, sia pure in minima parte, alla difesa, al potenziamento o al mantenimento di un ordine sociale innaturalmente oppressivo e repressivo delle mie aspirazioni più profonde e più in me radicate, che m’impedisce il libero sviluppo della mia personalità nei modi e con i mezzi di cui la natura mi ha fornito e dei quali ha voluto concedermi l’uso. Desidero precisare che la mia non è una mera posizione di principio. Non sono contrario al servizio militare in quanto tale, ma poiché esso è un mezzo autoritario attraverso il quale la classe al potere mantiene ed accresce i propri privilegi a scapito della libertà economica, politica, religiosa, sessuale, morale... dei singoli individui. In una comunità veramente libera, la cui funzione più rilevante fosse la necessità di adattare la società ai bisogni e ai desideri dell’uomo e non viceversa; nella quale le donne fossero considerate come esseri umani di sesso femminile e non un”’appendice” del maschio; nella quale l’omofilia fosse compresa come una differenza di sviluppo sessuo-emozionale e non una perversione, o un’inversione, o un vizio o, quando proprio si vuol sembrare tolleranti, una malattia; nella quale ad ogni singolo individuo venga fornita la possibilità pratica di realizzare se stesso nei modi e con i mezzi più confacentisi alla sua personalità... in una società siffatta avrei considerato mio preciso dovere, da assolvere fino in fondo, la difesa della comunità nella quale vivevo, anche attraverso la prestazione del servizio militare

Salvatore Adelfio”.

martedì 19 gennaio 2010

domenica 18 novembre 2007

Fortezze

Dentro
polvere e sangue
dopo i giochi di guerra
e ferite vere
da leccare


Si appresta ancora
un altro giorno
uno in più da contare
la visiera abbassata
per evitare
che gli occhi godano del vento


I santi
eccentrici esibizionisti
si aggirano
accumulando prodigi
chiudendo usci
offrendo protezione


Fuori
corpi inermi
ingenui e abbandonati
pronti a rischiare
con porte
senza mai chiavi
per dare senso alle parole

martedì 13 novembre 2007

Fine corsa

Ultimi sprazzi di tempesta
poi tutto come prima
pronti a dimenticare
I lividi dell'anima
cambiano colore lentamente
e vanno conservati
come dolci ricordi
Ormai quasi lieve
la pioggia si posa sul letto
per molti
pulizia è fatta
Complice la brezza fredda
che dal balcone arriva fino a noi
chiedo il tuo calore
in cambio del perdono

lunedì 12 novembre 2007

Ninna nanna

Le domande
fiori
che nascono
per portarti frutti
Gli ostacoli
posti
per metterti alla prova
Dolce o acidulo
saluta il frutto
del tuo percorso
Non c'è bene
se male non hai già fatto
Rileggi i tarocchi
lo vedi
il camion è passato
ed io sono ancora qui
accanto a te
ferito e perso
con te che mi guardi indagatore
e non mi dici più nulla
Il coniglio non vede l'ora
di fare la sua fine
e tu sfuggi
Salti di palo in frasca
la storia la conosco
so il finale
ma tu lo ritardi
Questa notte
pensi davvero di passarla liscia?

mercoledì 7 novembre 2007

Disorientamento

Quando i giorni ti inseguono.
Quando il fiume è in piena.
Quando non sai cos’è quel peso sul petto.
E la bussola non indica più il nord.
La mano, la mia mano, ferma a mezz’aria,
e il saluto non sai se è un addio.
Confuso asciugo una lacrima, sfuggita malgrado il controllo.
Scaccio via l’immagine che porta dolore.
E ti scrivo.
Certo che capirai.

lunedì 7 maggio 2007

Parole

Scorrono le parole a fiume
e mi sento annegare
non vedi la mia faccia sconvolta
mentre il tuo sguardo di conferma mi cerca
come gatto annoiato guardo altrove
una sassaiola di parole colpiscono me
che porto addosso la condanna
alla lapidazione

sabato 21 aprile 2007

Umberto


“Questo post è dedicato alla curiosità insaziabile di un tifoso del Palermo”


L'unica porta aperta, arrivato a Milano, fu Umberto. Illuso dalla carta, pensavo che il mondo dell'underground fosse molto disponibile. Invece si comportò come il resto della città. Tranne Umberto.
Anni settanta, mi trovavo in città per il servizio civile. Servizio che svolsi nel gruppo di Don Gino Rigoldi, ci si occuppava perlopiù di ragazzi che entravano e uscivano dal carcere minorile.
Umberto distribuiva diverse riviste e libri legati al movimento. Una bella persona in tutti i sensi, tanto che iniziai a fargli la corte quando frequentavo la distribuzione. Gli davo una mano a sistemare pacchi di riviste, appena consegnate dall'editore, negli scaffali di metallo dell'ufficio. In un secondo tempo diventò un quasi lavoro. Mi occupavo degli ordini delle varie librerie sparse in Italia.
Ci guadagnavo qualcosa, ma avrei anche pagato per lavorare in quel posto.Anche, ma non solo, per la presenza di Umberto
Il locale era diviso con la CISL, vi era in comune solo il gabinetto. Non so quali problemi sorsero e ad un certo momento i locali furono separati. La distribuzione restò senza il bagno, per cui quando il sindacato era chiuso, si ricorreva ad un bottiglione nascosto in un angolo.
Qualche volta ci si incontrava la domenica pomeriggio e chiaccheravamo per ore. Mi parlava del suo rifiuto a un contratto che lo avrebbe riempito di soldi, molti soldi, ma legandolo ad un lavoro che non riteneva gratificante. Della scelta di utilizzare il nome della vecchia azienda, ISAT, per mettere su una distribuzione di materiale prodotto dal movimento. Quasi una beffa nei confronti del vecchio lavoro.
Una volta mi raccontò una sua avventura con uno dei suoi amati sbarbatelli. Arrivato alla fine mi chiese “A te che tipi piacciono?”, come facevo a non dirgli “Quelli come te”?.
Credo che da quel momento cominciò a prendere forma nella sua mente l'ipotesi che si poteva provare a farlo.
E avvenne un pomeriggio di una fredda domenica, sdraiti per terra su un cartone. Tutto cominciò chiaccherando, con la testa che piano piano cade sulla spalla dell'altro. Il mio braccio che non trovava la posizione giusta raggiunse la pace sul suo petto. Le parole diventarono bisbigli, e gli occhi si trovarono. E lui a cercare di convincermi, che in fondo anche Milano a modo suo sa essere una città accogliente.







martedì 10 aprile 2007

L'anima della parola




All’inizio fu il verbo. Non la parola, il verbo, il suono. Dall’assenza al suono.
Non so come iniziò, forse bisogno irreprimibile di essere. Mi piace pensarlo
come un dono. Poi fu la parola e Babele. La parola è si suono ma anche menzogna. La dualità della parola/suono spesso non riusciamo a coglierla e ci confondiamo perchè pensiamo che la parola sia sempre verità. La parola invece per sua natura cela qualcosa che non dice. La parola non svela, camuffa. Il suono è l’essenza legata al suono primordiale. E’ l’anima della parola, la parte invisibile e profonda.




giovedì 22 febbraio 2007

La domanda del saggio



venne il saggio
e pose la domanda
che non ha risposta
e con una mano sola
colpisci l’aria
e non senti rumore
il senso del quesito
è in se stesso
non nella soluzione



sabato 17 febbraio 2007

Aria



Solo l’aria
come il pensiero
libera
viene da sola
sostiene il sorriso
il senso di assenza
e i polmoni gonfi
e un viaggio
per trovarne altra

Non temere
nel mondo
il vuoto e il pieno
hanno
la stessa consistenza
nella loro essenza


giovedì 15 febbraio 2007

Terra



Porta della terra grassa
e viva
fertile e donna
senza pensieri
nè limiti e frontiere
senza recinti e croci
Non temere
il mondo si sanerà
come lacerazione da parto

domenica 11 febbraio 2007

Fuoco



Porta del fuoco ardente
ma sii certo
che sani le ferite
sicuro che nel crogiolo
anche il tuo sangue
é nel conto
Non temere
il mondo é caldo
come il freddo nelle tue ossa

giovedì 8 febbraio 2007

Acqua




Porta dell’acqua fresca
e respiragli addosso
fatti sentire
ma senza sforzo
se devi sognare
mira all’impossibile
Non temere
il mondo é dolce
come crudele appare

domenica 4 febbraio 2007

Cellule elettriche


Comunico con cellule elettriche
e le penso carne
un mandala meccanico
solca la mia mente
interrompendo il fruscio
del silenzio
cerco di ritrovarti fra i miei file
per ridarti vita
in tua assenza
e una tua carezza involontaria
continua a rivivere
sul mio braccio


mercoledì 31 gennaio 2007

Ritorni 5/5



Prendendo vie molto alte
senza paura
da fiero combattente
affronto
la vivisezione della mia vita
mostrando il segreto
non avendo più nulla
da perdere
dopo aver perso te
Mi immergo nella luna
lasciandomi andare
ai suoi ritmi
il cuore sommerso
da cumuli di cenere
lancia ancora
il suo richiamo
poi riemergo
come fra nubi può sbucare
un raggio di sole








martedì 30 gennaio 2007

Ritorni 4/5

Per mischiare queste
due parti al tutto
ti facevi
da spina
a fiore accogliente
e di aceto
e avendo te
così morbido
non escludevo niente
del tutto
prendendo vie molto alte
senza paura


lunedì 29 gennaio 2007

Ritorni 3/5

E il sonno
colpiva la ragione
sussurrando quella canzone
quella struggente
parole di miele e di niente
cantando nudo
come uomo
per mischiare queste
due parti al tutto

venerdì 26 gennaio 2007

Ritorni 2/5

Per guardare il mondo
nelle sere gelate
univo
i nostri sogni
in un solo abbraccio
e il sonno
colpiva la ragione