venerdì 1 giugno 2012

Passeggiata mattutina

Il segreto è trovare la spinta. Alzare, come dicono alcuni buddisti, il livello vitale. Più è basso, più si è demotivati e depressi. Alzarlo è dare un obiettivo anche minimo alla giornata e trovare bellezza ovunque si posi lo sguardo. Appena uscito dal portone ho sentito dei lamenti. Mi sembrava ci fosse nel vicolo una ragazza che stesse male. I lamenti erano abbastanza forti. Sono andato a sbirciare nel buio della stradetta. Una figura femminile piegata con le mani appoggiati al muro. Dietro di lei una figura maschile. Ops...non stava tanto male ho capito. Nel vicolo più avanti c'è una gatta nera. Spesso mi viene incontro perché sa che le lascerò dei croccantini. La osservo mentre mi fa la festa alzando la coda, facendola vibrare. Le metto quello che si aspetta per terra. La guardo per un poco mentre mangia e poi proseguo la passeggiata. Il bar all'angolo è il primo ad aprire. Mi faccio fare un cappuccino. Il barista mai allegro e sempre silenzioso. Tiene la radio accesa sintonizzata su un canale che trasmette “musica italiana”. Anzi “solo musica italiana”. Non sempre gradevole. “Lo vuoi fatto un pompino” mi dice un ragazzo appoggiato al cancello della villa a mare. Gli rispondo: “Grazie, preferisco di no” e mi avvio sul lungo mare. Lui continua a fumare, aspettando la prossima scommessa. Nello spiazzo alcune macchine posteggiate. Che lasceranno per terra, prima di andare via, fazzolettini umidi e preservativi. Condom soprattutto rossi. Quelli usati dalle prostitute locali. Sul prato gabbiani che passeggiano dinoccolandosi. E poi cornacchie, rondini, merli e anche una colonia di pappagalli verdi. E naturalmente cani e gatti randaggi. Sulla spiaggia: una sardina. Ancora viva e guizzante. Sul molo una gatta. In cerca di cibo. La sardina è appena lambita dalle onde. La gatta è attratta dai movimenti del pesce. Salta dal molo, aspetta che l'onda si ritiri. Afferra con la bocca la preda. La coda della sardina si muove ancora. Trionfante, la gatta va a portare la sardina fra gli scogli. Dove probabilmente erano nascosti dei cuccioli. Poco dopo esce e ritorna sulla spiaggia a controllare la presenza di altre prede. Al ritorno semi nascosto da un cespuglio, un ragazzo eccitato mostra la sua mercanzia. Quasi fosse un piattino per l'elemosina. E il sole non è ancora sorto. All'orizzonte una nave in arrivo.

venerdì 27 aprile 2012

Al mattino

Macero le macerie/ per farne terra/ per non gettare la spugna/ Rigurgiti/ mi ricordano/ il gusto del fiele/ della lotta intestina/ in atto da tempo/ Io canto/ al mattino/ come fosse preghiera/ che libera la mente/ che libera la mente/ che mi libera la mente/ e non sono più/ Diventando umano/ per pochi istanti

giovedì 22 marzo 2012

Philip K. Dick






Periodicamente ritorna. Ed io ritrovo le coincidenze. Mi sia apre ogni volta una porta sul suo universo. Dove precipito sempre con un senso di mancamento ma senza paura. So ormai districarmi nei labirinti. Mi sono imbattuto spesso in vicoli ciechi. Per maggior sicurezza mi alleno a camminare anche al buio. Bisogna essere allenati e pronti.
Jane, la gemella morta prematuramente, continuò a incidere la sua vita sul fratello vivo. Ma in fondo io non so nulla. Faccio ipotesi. Come se l'avessi conosciuto. Ma non l'ho conosciuto. Conosco di più l'uomo che si rifuggiò in un alto castello. O quello dei giochi a premi. E la donna che faceva vasi di ceramica per dare un senso alle cose. Tutti vissuti nei suoi libri. Di lui ho poche cose. Mai ascoltate ma sempre lette. Come la storia della bottega per animali dove comprava la carne per fame.
Io mi fidavo. Di lui mi fidavo. Come lui si fidò dell'I-ching. E come l'oracolo lui mi lasciò in un mondo in cui i punti cardini e cardinali si erano confusi. Accolsi tutto come un'iniziazione alla sostanza del reale. Al suo essere altro. Lui disse “La vita che viviamo è solo una finzione. Mettitelo in testa. Hanno disegnato questa realtà come più gli faceva comodo: secondo un'alternanza di conflitti violenti, leader mediocri e merci da consumare”.
Aperto gli occhi io sapevo. Io sapevo di essere alieno. Cosciente dell'alienità. Senza alcuna risposta da dare. Stranito dalle strane usanze osservate con grande curiosità. Io di carne come loro. Con la nostalgia di qualcosa smarrito nella memoria.
Chiuso il libro frastornato fissai il soffitto. Non più certo di quello che credevo di sapere.

lunedì 5 marzo 2012

Erano occhi di lupo




Erano occhi di lupo
ed io ero caduto
già maturo per il raccolto
senza una reazione
appena, appena amato
senza abbandono
erano occhi di lupo
lì inizio la morte

giovedì 9 febbraio 2012

Se questo è un romanzo




In città si vuole stampare un nuovo romanzo. E da tempo c'è una certa fibrillazione per la sua nascita. Solo che... si inizia parlando del libro. Perchè la sua fisicità oggettuale è importante. Si deve tenere conto come il lettore lo reggerà. Con due mani o una sola? La sua lettura avverrà, se il volume sarà di grande formato, appoggiato a un piano o sulle gambe? I margini interni devono essere ampi per far posto alle dita. Mica vogliamo un'edizione economica. Un romanzo è. Fa parte di una collana o sarà un'edizione singola? No, perchè se fa parte di una collana deve essere più visibile l'appartenenza, mentre nell'edizione singola è più importante l'autore. In quest'ultimo caso quindi si darà maggior risalto alla personalità dell'autore. Solo testuale o illustrato? Mettiamo solo testuale? Allora le pagine saranno formate da una colonna singola di testo. Poi c'è da pensare al layout in modo da dare identità e personalità alle pagine.
La copertina. Ne vogliamo parlare? Rigida o morbida. Alette o sovraccoperta di protezione? Nella quarta d'obbligo sinossi del nostro romanzo.
Come dite? E il romanzo?
Il romanzo lo scriveremo dopo.
Come non si fa così?
Se vuoi vendere non puoi prescindere da questo. Del contenuto se ne parlerà dopo.
Ma come possiamo pensare alla copertina senza conoscere il contenuto?
Si vede che sei fuori dalla realtà e di marketing non capisci nulla. Si sceglie uno stile neutro che vada bene per qualsiasi contenuto possa avere il romanzo.
E se fossero solo pagine bianche?
Bella idea ma già usata. Negli anni settanta, da un editore situazionista. Non replicabile. Sarebbe banale.
Quindi?
Quindi nulla, noi continuiamo a pensare alla parte esterna. Prima o poi lo tireremo fuori il romanzo.

Non è surreale? Invece è reale, come la preparazione alle prossime elezioni del sindaco di Palermo. Il dibattito che arriva a me, comune cittadino, è questo. Nomi su nomi di persone che si candidano alla carica. Nessuno di loro ha un romanzo. Hanno una faccia, dei modi e slogan interscambiabili. Non identità politiche ma una sola parola che personalmente mi suona estranea: centro-sinistra. Sono tutti di centro-sinistra. Non sappiamo nulla del loro romanzo nemmeno la sinossi, nulla. Una faccia, un nome e nulla più. Solo qualche titolo: “Scegli tu”, “Ora”, “Una Storia”, “Società civile”.
Io vorrei sapere almeno se è un romanzo di genere. Realistico o fatasy?
Siamo ancora alla copertina. Sulla quale ci stara sicuramente un viso. Poi domani il paradiso, pardon, il programma.
Voi comprereste un romanzo preparato in questo modo? Non me ne vogliate se un libro così io non lo compro.

sabato 7 gennaio 2012

All'imbrunire




Totò è come un pastorello del presepe. Si può mettere ovunque. Lavoricchia un po' qui un po' lì. Lavori di fatica che affronta con gli occhi sorridenti. Quando non ha nulla da fare staziona nella piazzetta. Scambia quattro chiacchiere con il barbiere che spesso gli urla “Sei insopportabile”. Ma è solo un tormentone senza volontà di offesa.
Spesso gioca con i bambini del vicolo. Gli aggiusta la vecchia bici e li tratta come fossero figli suoi. Riceve in cambio calci e pugni ma lui con pazienza cerca di farli calmare.
“Sono bambini sbandati, cresciuti senza regole. Hanno bisogno... cerco di fare quello che posso”
Ogni tanto intona una canzone di Dalla ma solo la frase:
“A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io”.
Ripetendola più e più volte.
Non passando mai alla frase successiva:
“A modo mio avrei bisogno di sognare anch'io”
Ripete all'infinito sempre la stessa frase forse perché le carezze sono più impellenti dei sogni.
Totò beve. Nel tardo pomeriggio comincia a fare qualche salto in taverna. Una birra alla volta. Ma ci torna più volte. Quando raggiunge l'apice torna a casa con il suo vespino.
“Totò viri ca un ci arrivi a casa”
“Tranquillo, io non guido. Inserisco il pilota automatico e mi porta a casa”
Ho chiesto a Totò informazioni sull'accaduto della sera precedente.
“No u viri. Nulla so. E nulla voglio sapere. Io, all'imbrunire, me ne vado”.
All'imbrunire.
Totò colpisce così. Spesso usa vocaboli non consueti. Qualcuno nel vicolo ogni tanto gli fa notare questo suo uso di parole qui non usuali.
“A liggivu stamatina e l'avia a usari, un sugnu propriu sceccu” si giustifica.
Totò è come un pastorello del presepe. Che con dignità vive il proprio stato.

giovedì 5 gennaio 2012

Tu sì na pulla




Due macchine dei carabinieri posteggiate nella piazzetta. La tribù delle bionde questa sera è sul piede di guerra. Il vociare invita a curiosare. Affacciato al mio balcone assisto così alla vita nei vicoli.
I carabinieri sembravano comprensivi, ma dentro di loro credo cercassero di districare la trama proprio come stavo cercando di fare io.
Una coppia, lui immigrato e lei, Rossana, palermitana, vivono di fronte la casa delle bionde. Secondo queste lui ha fatto uno sgarro. Con l'aggravante di vantarsi di comandare lui nel vicolo. La compagna cerca di difenderlo dalle accuse delle bionde. Loro le urlano:
“Tu sì na pulla, ma iddu è un indegno. Se ne deve andare. Lo portassero al centro di accoglienza. E' un indegno. Mi ha pure minacciato, con le sue mani davanti a me faccia ”
“Me maritu, picchi iddu è me maritu, era nirbusu:”
“Seee maritu” e rivolgendosi ad uno dei carabinieri “Suo marito, quello vero è in carcere. Quello non è suo marito è un magnaccia, ca s'accolla di ricevere i so clienti a casa”.
“No, vedi, questo non è vero. Maresciallo è vero ca sugnu pulla. Ma a casa mai, io in via Roma lavoro. Mai nuddu ha acchianatu a me casa”
“A mia, mi minaccia e mi dici, ci vediamo domani. Mio marito non c'è e mia madre è vedova”.
“Ma su cosi ca si dicinu, cose che scappano in momenti di rabbia”
“Marescià, quell'indegno ve lo dovete portare. Perché domani esce dal carcere il vero marito. E quello torna qua e se trova quello lì lo ammazza. Io la sto avvisando. Un omicidio”.
Loredana si allontana e parla con un carabiniere nella piazza. Le bionde mandano con la scusa del cagnolino che deve fare pipì, una ragazzina a curiosare di che parlano. Lei cerca di difendere il compagno.
Una delle bionde si sporge e rivolgendosi ai carabinieri dice:
“Io vi ho avvisato. Domani il vero marito esce e domani sera qua ci sarà un omicidio. Siete avvisati.”
Quindi per stasera non prendo impegni. Mi posteggio sul balcone in attesa dell'evento annunciato.